venerdì 17 gennaio 2014

ATTRAVERSARE LA NOTTE (Chiang Mai addormentata)

Quando torno a casa da sola alla fine del turno di lavoro mi piace guidare piano e attraversare la città...anche il suo centro storico. E' una città che dorme o meglio sonnecchia. Per le strade si aggirano prostitute e dipendenti della CLBS... La maggior parte degli innumerevoli ristoranti con le ruote sono in chiusura...e le uniche vetrine accese sono quelle degli indispensabili 7-eleven (mi chiedo sempre come l'Italia possa sopravvivere senza?).
Il cuore della città dorme. Ma i draghi posti a guardia dei templi non sembrano così spaventosi, e la quiete della notte regala fantastici riflessi e giochi di luce delle facciate e delle guglie. Attraverso la città subendone il fascino, percorro le strade che in altri momenti ospitano mercati di qualsiasi tipo in una routine quotidiana di esposizione della merce e riorganizzazione e pulizia. Qua e là incontro farang da soli o in gruppo. Mi chiedo se questa sia la Thailandia che stessero cercando... Io nello stupore di trovarmi improvvisamente in stato di equilibrio mi sorprendo a pensare di essere forse in un luogo già mio, in un percorso già attraversato...
Per la prima volta mi sento nel luogo dove vorrei essere. Per la prima volta non percepisco l'inquietudine... 
E va bene così.

giovedì 28 novembre 2013

SENTIRSI A CASA A 10.000KM DI DISTANZA

Questa mattina sono uscita da sola. Voglio iniziare ad orientarmi con le distanze, la collocazione dei luoghi e così via.
Mi sono avviata a piedi e poco dopo un saengtaew (taxi collettivo) ha accostato. La signora seduta di fianco all'autista mi chiede: Where are you going? E io chiedo a mia volta: khun pai thi nai kaa (dove andate?) e lei where you want, ed io chan ja pai pratu tapae dai mai kaa (vorrei andare a porta Tapae, va bene?). Mi fa cenno di si e di salire nella parte dietro adibita al trasporto passeggeri. In una frazione di secondo mi rendo conto di non aver trattato il prezzo. Mi fermo chiedo iisip bhat chai mai (venti bhat, vero?) In realtà la tariffa è fissa ma di solito con i farang (gli stranieri) tentano di alzare il prezzo. Il tipo alla guida sorride e alzando due dita mi conferma iisip bhat. Monto dietro e comincio a guardarmi intorno, sono l'unica passeggera ma poco dopo carichiamo una signora anziana. La saluto e dopo un bel tratto in silenzio la signora sottolinea il fatto che parlo thai. Io rispondo nit noy (poco). Ma lei alza il pollice e si complimenta. In pratica il ghiaccio è rotto. Subito la tipa con aria di disappunto mi mette una mano sulla coscia, appena sopra il ginocchio. La guardo rassegnata e divertita: dichan luu dichan pen uan (lo so sono grassa). Probabilmente spiazzata dalla mia consapevolezza  la mia co-passeggera, invece di continuare a sottolineare la mia obesità, mi chiede da dove vengo. Quando sente che sono italiana si esalta e mi racconta di aver vissuto due anni in Italia e poi anche in Francia e Germania. Le chiedo se parla italiano e mi dice: ciao Milano finito e ride. Mi chiede quanto tempo intendo fermarmi in Thailandia e le rispondo in inglese spero tutta la vita... Nel frattempo sono arrivata, la saluto e mentre sto scendendo mi lancia un sentito chock dee (buona fortuna), contraccambio di cuore anche io, un incontro così non può che metterti di buon umore.
Mentre pago la signora seduta vicino all'autista mi chiede da quanti anni sono in Thailandia. Cerco di rispondere che ci ho vissuto nove anni, ma che manco da dieci. In realtà mi incarto e credo sia ripartita pensando che sia qui da nove anni e che veramente il mio thai non sia così buono come pensava.

Poi da porta Tapae ho iniziato la mia perlustrazione, percorrendo il centro cittadino in direzione est-ovest. Chiunque pensi che nelle città italiane ci sono troppe chiese dovrebbe venire a contare i templi presenti a Chiang Mai. ne ho visitato una minima parte perchè quello che mi interessava veramente era orientarmi e guardarmi intorno. Sono arrivata fino al wat prah singh. Poi seguendo solo il mio intuito ho ripreso la direzione verso sud. 

Mi sono fermata in un primo residence di cui avevo consultato il sito e sono entrata a chiedere informazioni. Un'impiegata molto gentile mi ha mostrato le tre tipologie di stanze ma devo dire che sono piuttosto squallide, soprattutto poi gli ambienti esterni: hall, corridoi, ecc.. Ma le stanze sono tutte tra il settimo e nono piano, con vista sulle montagne...

Proseguo sempre a piedi e mi ritrovo al mercato Tippanet, dopo qualche incertezza decido di fermarmi a mangiare. Ordino pad-thai con carne. C'è solo clientela thailandese a parte altri quattro farang. Diciamo che la cucina, l'ambiente, il servizio sono davvero only for thai people. Mi aspetto anche qui qualche tentativo di farmi pagare di più e invece iisipi haa bhat (25 bhat) poco più di 50 centesimi. Pago e riprendo il mio cammino.

Lungo la strada vedo il residence che maggiormente mi ha fatto sognare consultandone il sito dall'Italia. Vado a chiedere informazioni. Peter, giovane figlio del titolare, mi illustra le tariffe e mi informa che hanno disponibilità a partire da gennaio. Mi mostra la stanza ed è davvero carina come si vede on-line... Unica pecca è al piano terra. Ovviamente è più caro del precedente, ma come qualità è molte spanne sopra.

In pratica sto vivendo la straniante sensazione di sentirmi a casa nonostante sia a 10000km dal mio luogo di origine, probabilmente casa è dove senti di stare...

Evabbe' in Italia lu poru Sirvio è decaduto, mentre qui la sora Yingluck l'ha sfangata (le hanno rinnovato la fiducia... nel fratello Thaksin).

Questa è un po' la prima giornata da nuova residente. That's all for now. Seguiranno foto e commenti.

domenica 3 novembre 2013

Bye Bye Bologna: le parole, le immagini, ...la musica

Nell'ultimo giorno bolognese ho girato le immagini di alcuni dei luoghi amati di Bologna ed ho pensato di fonderle alle parole di un precedente post che ha suscitato tante emozioni ed apprezzamenti...

giovedì 24 ottobre 2013

E SE DOMANI USASSIMO LE PAROLE GIUSTE?


Nei giorni scorsi a Terni una giovane transessuale è stata aggredita a causa della sua identità di genere. L'episodio è stato riportato dalla stampa locale e il sindaco Leopoldo Di Girolamo ha espresso il suo pensiero in un comunicato stampa pubblicato sul sito del Comune. Certo anni fa i giornali avrebbero descritto il fatto con toni di colore e figuriamoci se un sindaco si sarebbe scomodato!

Ma c'è qualcosa che stona. E se il comunicato stampa del sindaco titola "La violenza di genere va respinta in tutte le sue forme" poi sembra in realtà non sapere di quale genere si tratti.

Ma le parole sono importanti come Nanni Moretti ci insegna.

Proprio perchè le parole sono importanti dobbiamo usarle in modo corretto. A Terni è accaduto un grave episodio di transfobia nei confronti di una giovane transessuale. Dobbiamo esigere correttezza sia dalle istituzioni, sia dalla stampa. Ho letto tutti gli articoli online ed anche il comunicato stampa del sindaco. Tutti usano il maschile facendo riferimento alla vittima, molti poi fanno riferimento all'omofobia e non alla transfobia. E infine anche il comunicato stampa di E se domani Terni LGBT cade nello stesso errore (e questo mi sembra ancora più grave)... C'è qualcosa di peggio della discriminazione ed è il far diventare invisibile. Le trans e i trans vengono costantemente confusi nel lessico giornalistico e non. Confusi tra loro e confusi con le persone omosessuali. Se poi tale confusione viene perpetrata anche dalle associazioni di categoria si fornisce alibi a quanti preferiscono ignorare e fare informazione in modo scorretto. 

Mi auguro che la giovane ternana possa recuperare al più presto superando non solo il trauma fisico ma soprattutto la ferita morale che gli è stata inferta da gente indefinibile e non giustificabile in alcun modo.

domenica 13 ottobre 2013

BYE BYE BOLOGNA...

...in questi giorni ripercorro le strade e i vicoli del centro storico immersa nella consapevolezza delle ultime volte. Colleziono immagini suggestive da raccogliere in una cartella denominata "Immagini dell'addio". Realizzo di giorno in giorno l'avvicinarsi di un evento ormai inevitabile "bye, bye Bologna"!

Sono arrivata in questa città poco più di quattro anni fa...con il complesso da provinciale che mi fosse concesso un privilegio. 
Bologna per me era non solo una vecchia signora dai fianchi un pò molli e capace di amore e capace di morte. Bologna era per me il laboratorio politico e artistico. Era la città delle giornate degli autonomi, del '77...era l'Università per eccellenza. Ero affascinata all'idea di attraversare quei luoghi dove Irnerio spiegava il diritto a futuri nuovi giuristi, inventando così la prima università della Storia. 
Bologna era la città ferita squarciata quel 2 agosto del 1980, senza mai cicatrizzare...ogni bolognese che ho conosciuto prima o poi mi ha raccontato di quel giorno, dov'era, cosa stava facendo e di quel dolore. E per ogni treno che ho preso in questi anni mai ho dimenticato di sostare davanti allo squarcio cercando poi con lo sguardo il nome di Sergio Secci, ternano, che avevo incrociato purtroppo poche volte prima di quel giorno.
E poi Bologna di Ustica e della Val di Sambro. Bologna ferita mai finita. E poi l'orrore della Uno Bianca, Bologna non dimentica.
E poi Bologna avanguardia del movimento LGBT: finalmente per me condivisione e comunità, finalmente a casa.

E così arrivo qui con un profondo senso di rispetto. Studio, imparo e conosco. Salgo a piedi a presentarmi alla Madonna di San Luca. Sorpresa dalla tanta devozione della città: un culto civico non religioso!

Ho consumato le scarpe percorrendo le strade del centro, letto tutti i libri di Loriano Macchiavelli, di Carlo Lucarelli per imparare i luoghi e l'antropologia della città. La Sala Borsa come la libreria di casa. Conosciuto i suoi sette segreti, scoperto gli angoli suggestivi come i tramonti da San Michele in bosco. Sostato in ammirata contemplazione del Compianto sul Cristo morto di Niccolò dell'Arca. Ho mangiato da Vito e da Bertino. Ho passeggiato sui colli e nutrito l'anima all'Eremo di Ronzano.

Bologna sono i luoghi in cui avrei voluto andare, ma non ce l'ho fatta: salire sulla torre degli Asinelli, pranzare almeno una volta al Diana e passare una notte al Baglioni. Una partita della Virtus al palasport e una del Bologna al Dall'Ara.

Bologna è il luogo dove in tanti si son persi forse per sempre, ma ora è Bologna che sembra perdersi incapace di reagire alla mancanza di lavoro, di soccorrere i nuovi poveri, all'emergenza dei troppi sfrattati. Bologna scandalizzata e colpevole quando un cinno muore di freddo tra le sue braccia. E intanto i disperati salgono sul Nettuno e sulle gru. C'è una sospensione nell'aria, la città trattiene il fiato attende una soluzione, che si torni a crescere e che si possa finalmente ripristinare un wellfare degno di questo nome.
E intanto Bologna piange, l'è morto un figlio: Lucio Dalla. Tutta la città è in lacrime e sfila alla camera ardente. I funerali celebrati proprio il 4 marzo e in San Petronio, in quella piazza Maggiore ormai trasfigurata nella sua piazza Grande!

E neanche due mesi dopo Bologna smarrita: è morto il Cev, anzi si è suicidato...dal palazzo della Regione. E' un lutto indicibile che la città non sa celebrare e neanche elaborare. E Cevenini si porta via un modo di essere della politica di questa città.

Ma poi tutti travolti dal doppio terremoto: 20 e 29 maggio. Io intanto ho terremotato la mia vita. E così vivo l'ultimo anno e mezzo da disoccupata. Mesi particolari, ma fecondi. Tanti amici nuovi e ritrovati. Bologna sembra abbracciarmi e consolarmi.
E proprio adesso sono pronta ad andare. Un balzo di 10.000km verso una città nuova: Chiang Mai! Si riparte si ricomincia...

Bye, bye Bologna! Le emozioni, i sentimenti di questi giorni: un alternarsi di entusiasmi e di malinconie. Bologna non mi si caverà più dal cuore...ma me la voglio vivere tutta questa nostalgia che già si avvinghia al cuore. Ti guarderò da lontano Bologna e sarai città del ritorno.
Bye, bye Bologna...

domenica 22 settembre 2013

LO SPOT CHE COMMUOVE IL MONDO E A ME FA TANTA TRISTEZZA

E' ormai un fenomeno virale e le lacrime versate devono ormai aver raggiunto la misura di qualche litro... Mi riferisco allo "spot (tailandese) che sta facendo commuovere il mondo" e che sta rimbalzando di profilo in profilo condiviso in base ad una sorta di rito collettivo... Tutti gli utenti rivelano di aver pianto guardandolo. Lo ammetto anch'io ho pianto. Devo dire che gli autori sono stati straordinari nel riuscire a sintetizzare in tre minuti una storia così coinvolgente. Guardandolo è facile dimenticare che si tratta di una campagna pubblicitaria di una società di telecomunicazioni la "True Move", forse in scia sulle campagne Telecom di qualche anno fa: ricordate il discorso di Gandhi? Lo slogan è molto intrigante "dare è la migliore forma di comunicazione".

Personalmente mi sono sentita molto coinvolta in una successione di emozioni e sentimenti. 

Ma non ho potuto fare a meno di rattristarmi pensando alle tragedie che si consumano quotidianamente In Thailandia dove la sanità è a pagamento, con il risultato che per molte famiglie è impossibile accedere alle cure. Dove negli ospedali accade normalmente che i medici ti informino che devi essere sottoposto d'urgenza a determinate terapie e per questo devi pagare migliaia e migliaia di bhat. E la famiglia decida di portarsi via il malato perchè non ha soldi per affrontare quella spesa.
O magari un bambino ha una frattura scomposta ad un braccio e per essere operato chiedono alla madre una cifra per lei impossibile, così il bimbo rimarrà con un braccio menomato.

Ecco ogni volta che vedo condiviso il video e leggo della commozione, dei pianti, dei groppi in gola a me viene da pensare a queste scene viste negli ospedali, ascoltate e piante...


mercoledì 28 agosto 2013

LA PORNOGRAFIA E' SOLO TUA (ovvero l'ennesima brutta figura della Curia bolognese)

Personalmente sono convinta che l'arte debba sempre essere avanguardia e svolgere un ruolo di provocazione. Sono quindi contraria a forme di censura tese a inibire tale ruolo. Nel caso ritenga che una manifestazione artistica possa disturbare eccessivamente la mia sensibilità mi astengo dal visionarla o assistervi. Quindi ritengo le varie voci che si sono espresse per impedire che tale mostra venga allestita a Bologna assolutamente inopportune. Ma a lasciarmi ancora più perplessa è appunto la presa di posizione della Curia di Bologna.
Perché se c'è un'istituzione che ha fatto dell'esposizione dei corpi o di loro parti un aspetto fondante della propria esistenza questa è la Chiesa Cattolica. E pensando a Bologna non si può pensare a quella che ritengo essere una delle reliquie più macabre di tutto il cattolicesimo ovvero il cadavere della povera Caterina de Vigri esposto nel monastero della "Santa" in via Tagliapietre.


E che dire di quei corpi che costituiscono elemento fondativo di culti locali, incomprensibilmente definiti incorrotti, quale segno distintivo di santità, ma nient'altro che cadaveri mummificati. Penso a san Francesco d'Assisi o anche a san Pio da Pietralcina, a quest'ultimo è stata addirittura applicata una maschera di silicone con tanto di barba. Un'operazione estetica davvero di dubbio gusto. 
Quelli citati sono i più noti ma rappresenterebbe un impresa davvero impossibile redigere un elenco esaustivo di corpi esposti in chiese e santuari meno conosciuti. In bassa Umbria ad esempio è noto quello del beato Antonio Vici in posizione semi sdraiata.
Questo limitandoci ai corpi interi, se poi si volesse ampliare il discorso alle reliquie di singole parti rischieremmo di perderci nel magma di brandelli, parti anatomiche e quantità eccessive di braccia, dita, femori, ecc... attribuiti ad un singolo corpo (per tacere pietosamente dei sette prepuzi di Gesù). 

Così quando la Curia di Bologna definisce "pornografia" l'esposizione dei corpi plastinati mi sorge il dubbio che diventa subito certezza che abbia perso l'ennesima occasione di stare zitta ed evitarsi una pessima figura.

venerdì 21 giugno 2013

LUCILLA GALEAZZI, LE DONNE E I TAMBURI

Il 20 giugno 2013 all'anfiteatro Fausto è andato in scena uno spettacolo straordinario. Un concerto di "Voci magiche del Mediterraneo". Dieci donne: cinque italiane e cinque magrebine ma mai come in questo caso abbiamo visto i confini scomparire e le anime fondersi in un unico rito collettivo. Voci straordinarie accompagnate da percussioni. Per consuetudine stavo per scrivere accompagnate da "sole" percussioni ma sarebbe un grave errore considerare la scelta di un'unica tipologia strumentale come una riduzione. La ricchezza degli strumenti era esaltata dalla straordinaria abilità delle musiciste e di voci eccezionali. E anche se la tammorra è lo strumento con cui vengono raffigurate le dee madri in via di eccezione la sacerdotessa di questo straordinario rito è stata l'unica cantante ad esibirsi con chitarra e castagnette: Lucilla Galeazzi. Risulta difficile raccontare la sua bravura e le sue doti canore non possedendo sufficienti conoscenze tecniche. Ma credo sia doveroso esprimerle la gratitudine per il suo instancabile lavoro di ricerca che va di pari passo con  l'impegno di divulgazione e trasmissione dei canti popolari umbri e non solo. Un impegno che ha portato nella serata di ieri ad aprire la serata con una esibizione del coro "Canti eTerni" sua ultima creatura. Quindici entusiasti cantori che hanno voluto restituire al pubblico ternano quanto hanno imparato da loro straordinaria Maestra.
La serata è poi proseguita con esibizioni alternate del gruppo magrebino B'Net Haouijat e delle italiane Valeria Cimò, Valentina Ferraiuolo, Enza Pagliara ed Enza Prestia tutte del Centro-Sud. 
Le prime a lasciarsi coinvolgere dalla magia dei suoni sono state le donne magrebine presenti nel pubblico che hanno immediatamente iniziato una sorta di colloquio con le loro conterranee in un gioco di rimandi sonori e gesti di apprezzamento. Complici i ritmi terapeutici della musica gnawa e delle tarante salentine il coinvolgimento si è esteso poi a gran parte del pubblico che ha espresso vitalità ed energia che evidentemente si riverberavano sulle musiciste che hanno suonato con entusiasmo e gioia!

Lucilla Galeazzi ha raccontato che da dieci anni inseguiva questo sogno di portare le B'Net Haouijat in Italia e di coinvolgerle in un progetto con musiciste italiane. Siamo felici che lo abbia realizzato e soprattutto che sia stata Terni la prima città coinvolta. 
Grazie, grazie, grazie!
B'Net Haouijat

Lucilla Galeazzi

Valentina Ferraiolo