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sabato 16 marzo 2013

Papa Francesco, sarà un piacere scontrarci

E' con una emozione controversa che mi vado convincendo che papa Francesco sia davvero un santo. E mi sono sentita in sintonia con quanto scritto da Michela Murgia in questo post dal titolo significativo "Bergoglio e pregiudizio".
Il fatto che sia santo e povero non gli ha impedito di esprimersi con irruenza contro l'approvazione in Argentina della legge sul matrimonio per le persone dello stesso sesso. Il crederlo santo non impedirà a noi cristiani omosessuali di fargli notare il grave errore. Non ci impedirà di stabilire una dialettica se necessario dura e aspra. Ma come cattolica praticante l'idea che oggi da questo papa posso aspettarmi gesti impensabili da chi lo ha preceduto, mi apre il cuore.
Disapproverò se dovesse prendere posizione contro noi persone omosessuali. Ma posso solo lodarlo per essersi rifiutato di incontrare l'arciprete di Santa Maria Maggiore, cardinal Law, il grande insabbiatore dei casi di pedofilia nella diocesi di Boston.
Per la prima volta sento possibile un vento che sarà più di pulizia che non di innovazione. E in questo senso credo sia molto più in sintonia con san Francesco di quanto si possa pensare. La figura di san Francesco troppo spesso è associata ad una sorta di rivoluzionario o fustigatore dei costumi del clero del suo tempo. In realtà il poverello di Assisi non mise mai in discussione le autorità ecclesiali dell'epoca. Quando il papa non volle approvare la prima versione della sua regola, ritenendola eccessivamente rigida, Francesco non protestò. Avrebbe potuto dichiarare che chi viveva nel lusso non aveva voce in capitolo per criticare la sua regola. Invece tornò indietro, corresse la regola e la ripresentò al papa (che intanto era cambiato). Ho sempre letto in questa modalità di agire un profondo rispetto per me a tratti incomprensibile. Per non parlare poi del fatto che Francesco non si ritenne mai degno di essere sacerdote. Inoltre non vedeva di buon occhio che i suoi confratelli studiassero.
Eppure oggi lo ricordiamo come un contestatore.
Mi sembra possibile che papa Francesco possa agire contro la pedofilia e contro la corruzione, perché ritiene siano una cancrena; ma non sarà disposto a mettere in discussione certe posizioni che ritiene siano fondanti della dottrina cristiana.

giovedì 14 marzo 2013

Papa Francesco e l'illusione breve



Una ventina di giorni fa passeggiavo per Bologna insieme ad un amico con buone conoscenze ecclesiali. Inevitabile chiedergli chi secondo lui potesse essere favorito come pontefice. La sua risposta era stata molto sconfortante "non ce ne è uno che si salvi..." Personalmente ero terrorizzata, ma sicura dell'elezione di Angelo Scola, personalmente ho sempre aborrito il movimento di Comunione e Liberazione.

Non appena ho visto la fumata bianca mi sono convinta che il prescelto fosse proprio lui, l'attuale arcivescovo di Milano. E quindi con animo sconfortato attendevo l'annuncio ufficiale e i vari commentatori televisivi continuavano a dire che quasi sicuramente si trattava del Cardinale Scola.

Così quando Mons. Tauran ha letto la formula e anziché Angelum ha pronunciato quel doppio nome che lì per lì non avevo neanche compreso sono stata travolta da una sensazione tra incredulità e soddisfazione... E poi "sibi nomen imposuit"? Francesco! Ha scelto di chiamarsi Francesco: il santo sposo di Madonna Povertà! 
Incredibile pensavo: anche il mio amico si era sbagliato, ce ne era almeno uno che valeva la pena!

Frenetiche ricerche in rete e apprendo che è un gesuita, come il cardinal Martini, e vai! Poco dopo arriva la prima notizia negativa: la sua presa di posizione durissima contro i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Si, va be' ma mica si poteva pensare una rivoluzione così...
Intanto Francesco era uscito sul balcone...vestito di bianco, senza mozzetta, senza stola e pizzi. La croce di ferro. Prega e si inchina mentre i fedeli pregano su di lui. E intanto leggi che non ha voluto festeggiamenti per la sua nomina a cardinale, invitando a spendere i soldi per fare beneficenza. Abita in appartamento e va in episcopio con la metro e bus... Evvai...
Ha rimproverato duramente i parroci che rifiutavano il battesimo ai figli delle ragazze madri. Ottimo.

Poi leggi di una sua dichiarazione sul ruolo della donna e pensi che insomma deve essere proprio conservatore: pauperista e conservatore.

Però intanto arrivano inquietanti notizie sul suo comportamento durante la dittatura di Videla. Non ha mai preso posizione ufficiale contro... e provi a pensare che lo abbia fatto per poter evitare limitazioni eccessive e poter continuare a dare assistenza al popolo... Poi leggo una nota di Cazzullo, sono cenni biografici per una scheda pre-conclave, scrive che le accuse sono infondate e che in realtà ha salvato laici e religiosi.


Nel 2000 in occasione del giubileo ha guidato la Chiesa argentina nell'atto penitenziale, nella richiesta di perdono...
Ma sembra che papa Francesco non abbia mai fai fatto penitenza pubblica per gli atti di cui è accusato e non abbia mai voluto chiarirli...

E così termina l'illusione breve di papa Francesco...

Pregherò per la sua conversione...anche Monsignoe Romero si era convertito. Però certo quando penso che oggi la croce pettorale del martire salvadoregno l'indossa quel nano di Monsignor Vincenzo Paglia mi convinco che l'illusione non poteva che essere breve a confronto di una eterna delusione...


mercoledì 29 agosto 2012

UNA FAMIGLIA DI PAGLIA (OVVERO DELL'IPOCRISIA)

Ammetto che la notizia mi era sfuggita e l'ho trovata solo oggi casualmente su una pagina Facebook. Nell'edizione on-line de "Il Mondo" del 16 agosto 2012 si trova questo articolo: "Francia/Mons. Paglia (Vaticano): A bambini serve padre e madre" . A parte gli errori grammaticali del titolo la notizia è interessante per altri aspetti, tra l'altro anche perché rappresenta di fatto la prima uscita pubblica del non rimpianto ex-vescovo di Terni in qualità di presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia. In tale occasione il nostro ha voluto esprimere la sua solidarietà alla Conferenza Episcopale Francese e con le esortazioni a pregare affinché i bambini crescano con un padre e una madre". E ha poi rincarato la dose grazie ad una pronta intervista rilasciata a Radio Vaticana in cui ha spiegato che i matrimoni gay provocherebbero uno shock di civiltà...
Ora vale la pena di cercare di capire quale sia l'ideale di famiglia promosso da mons. Paglia nell'arco della sua attività pastorale tanto da meritargli il prestigioso incarico al Pontificio Consiglio e probabilmente la "berretta cardinalizia"...
Per avere lumi è sufficiente andare a leggere l'articolo di Sandro Magister pubblicato dopo la nomina di Mons. Paglia: "Sant'Egidio, una gran bella famiglia"  e al cui interno si trovano i link a precedenti articoli che riferiscono molto bene quale idea di famiglia sia stata promulgata dalla comunità di Sant'Egidio della quale tuttora il nostro è consigliere spirituale...
Sembra lecito chiedersi con quale coerenza Mons. Paglia sostiene un ideale di famiglia con padre e madre, dopo aver promosso per anni un ideale di matrimonio molto simile al remedium concupiscientiae con tanto di costrizione e manipolazione del consenso dei coniugi (con questa motivazione sono stati riconosciuti nulli dei matrimoni tra membri di Sant'Egidio -vedi sentenza-): 
Un altro punto che ha sollevato critiche riguarda il matrimonio. In comunità lo si celebra senza solennità, come un ripiego rispetto alla scelta celibataria, un «rimedio alla concupiscenza». I capi usano citare san Paolo: «Meglio sposarsi che ardere dal desiderio». Frequenti sono le separazioni e i divorzi. [Vita da Sant'Egidio di G.F. in Venticinque anni nella Comunità di Sant'Egidio. Un memoriale]
Sempre grazie agli articoli di Magister sappiamo che all'interno di Sant'Egidio si "consiglia" alle coppie sposate di non procreare:
Quanto ai figli, diverse coppie non ne hanno voluti generare. Hanno detto in ripetute occasioni i capi di Sant'Egidio all'inviato dell'"Espresso" che ne chiedeva la ragione: «Di fronte a tanti uomini e bambini abbandonati, non esiste solo la paternità di sangue. I nostri figli sono i poveri». Quando i figli sono presi in adozione o in affido, talora ad averli in cura è una "comune" di membri di Sant'Egidio, più che la singola coppia. [Vita da Sant'Egidio di G.F. in Venticinque anni nella Comunità di Sant'Egidio. Un memoriale]
Dunque Mons. Paglia dopo aver promosso ideali di famiglia eterodossi rispetto a quanto indicato dall'istituzione ecclesiale oggi si erge difensore dei bambini che devono crescere con un padre e una madre... Davvero una gran bella famiglia!
Prima di chiudere vorrei mettere in evidenza la considerazione con cui Magister chiude l'articolo "Sant'Egidio, una gran bella famiglia" :
Un’altra curiosità. Il fondatore e leader incontrastato della Comunità di Sant’Egidio,Andrea Riccardi, 62 anni, celibe, attuale ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione, ha nel governo italiano anche la delega a occuparsi dei problemi della famiglia.


lunedì 5 marzo 2012

DALLA, LA CHIESA E L'AMORE

...Dalla è morto. Una città intera, e non una città qualsiasi ma Bologna, lo ha pianto e onorato. Dalla era cattolico e praticante. Una mia amica mi ha raccontato di averlo visto inginocchiato a lungo  in intensa preghiera davanti alla Madonna di san Luca.

Dalla non ha mai dichiarato di essere omosessuale, non ha mai presentato qualcuno come il suo compagno...a noi rimane il dubbio e le domande sul perché di questo comportamento...e per quanto ci possa deludere dobbiamo rispettarlo.
I funerali di Dalla sono stati celebrati in Chiesa e non una chiesa qualsiasi ma in San Petronio dove l'ultimo funerale è stato quello di don Dossetti. Qualcuno ha polemizzato per questo e ha parlato di ipocrisia, ma probabilmente senza sapere di cosa stia parlando. Dalla non era fuori dalla Chiesa. Dalla non ha mai dichiarato che gli omosessuali hanno nella loro natura, come gli eterosessuali, l'esigenza di completarsi nel rapporto di coppia. Dalla aveva un confessore che sa se potesse o meno essere accolto in Chiesa. E in ogni caso non la mera condizione di persona omosessuale può essere motivo di separazione dalla comunità ecclesiale... Ed è evidente che per alcune persone omosessuali e cattoliche è più importante continuare a rimanere nel seno di santa madre chiesa piuttosto che farsi pietra di scandalo e confrontarsi con la dottrina e indicare agli uomini di Chiesa i loro errori e la durezza del loro cuore...

giovedì 17 settembre 2009

LE CONTRADDIZIONI DEL MAGISTERO DELLA CHIESA NEI DOCUMENTI SULLA QUESTIONE OMOSESSUALE


Nei giorni scorsi un parroco, don Nildo Pirani, che a Bologna aveva concesso una sala per le prove del coro gay Komos, è stato costretto dal vescovo a ritirare tale concessione. La curia ha portato a sostegno di questa presa di posizione quanto stabilito in un documento del 1986, dall'allora prefetto della congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Joseph Ratzinger. Il parroco ha affermato di aver ignorato l'esistenza di tale documento.

Una parte della mia tesi di laurea specialistica è stata dedicata all'analisi dei documenti prodotti dal magistero della Chiesa sulla questione omosessuale, nonchè l'articolo del giurista Navarrete sul tema del transessualismo.

Ho deciso di mettere a disposizione questa parte per quanti sono interessati ad approfondire il tema, ma vi avverto vedere tanta superficialità e approssimazione in un tema così delicato può suscitare un pericoloso fenomeno di rigetto.
(sempre in fiduciosa attesa che Sua Santità esprima solidarietà per le vittime della omofobia e transfobia)

Cliccare qui per leggere
LE CONTRADDIZIONI DEL MAGISTERO DELLA CHIESA NEI DOCUMENTI SULLA QUESTIONE OMOSESSUALE

Cliccare qui per il testo completo della tesi su tesionline:
Mamma Schiavona, il femminiello e l'Abate

lunedì 26 gennaio 2009

UNA NUOVA PROPOSTA: GUARIRE DAI PREGIUDIZI


Nuova Proposta
Via dei Banchi Vecchi 116, Roma
cel.: 331 7858894
www.nuovapropostaroma.it
e-mail: info@nuovapropostaroma.it


COMUNICATO STAMPA N°1 DEL 2009

Perché, invece di profondere tante energie nel tentativo di "guarire" gli omosessuali (tentativo sterile, soprattutto perché l'omosessualità non è da considerarsi una malattia, secondo l'opinione ufficiale della comunità scientifica), non cerchiamo tutti insieme di guarire dai pregiudizi?

Roma, 26 gennaio 2009 - "L'impresa di trasformare un omosessuale in un eterosessuale non offre prospettive di successo migliori dell'impresa opposta", così scriveva Sigmund Freud, padre della moderna psicologia, nel lontano 1920.

Da queste significative parole partiamo per affermare il nostro punto di vista sulle cosiddette psicoterapie "riparative" dell'omosessualità che, nate in America, negli ultimi tempi stanno facendo parlare di sé anche nel nostro paese.

E' di questi giorni, infatti, l'iniziativa di un percorso di incontri a Brescia, dal titolo "Living waters", organizzato da un certo "G ruppo Lot" che, già dal materiale informativo veicolato, non fa mistero di voler agire nella direzione della "guarigione" dall'omosessualità. Lo si intuisce, banalmente, dal titolo di alcuni dei seminari proposti: "Ripristinare la vera femminilità", "Ripristinare la mascolinità: intraprendere il processo", e così via...

Come Gruppo "Nuova Proposta: donne e uomini omosessuali cristiani di Roma", siamo estremamente preoccupati dalla diffusione di queste iniziative, memori dello strazio che molti di noi hanno passato perché, ad esempio, costretti da genitori, privi degli strumenti necessari per comprendere ed accettare la nostra omosessualità, ad affrontare lunghi e dolorosi percorsi, a carattere sia medico sia psichiatrico, con l'obiettivo, ovviamente mai riuscito, di modificare il nostro orientamento sessuale.
Temiamo, di conseguenza che, a seguito della diffusione di queste iniziative, altre persone omosessuali possano essere forzate verso percorsi di presunta "guarigione" con impatti devastanti sulla propria serenità ed accettazione.

Vogliamo contribuire, quindi, ad una giusta e corretta informazione, ribadendo quello che la comunità scientifica ha già espresso da diversi anni e che dovrebbe oramai essere già patrimonio consolidato della collettività: l'omosessualità non è una malattia e neanche un disagio psichiatrico. La categoria della guarigione, pertanto, non si può applicare all'omosessualità. E' come dire di voler guarire dal fatto di preferire qualcosa a qualcos'altro. Risulta, inoltre, fortemente offensivo per la propria dignità pensare di dover guarire da qualcosa che riguarda l'identità personale. La sfera dell'omosessualità riguarda, infatti, il desiderio profondo di amare ed essere amati, desiderio che va custodito, coltivato e rispettato.

Come Gruppo ci mettiamo a disposizione di chiunque (in ambito ecclesiale e non) voglia affrontare un percorso sereno di confronto e di vera informazione sulla condizione omosessuale.

Con preghiera di diffusione e pubblicazione.

mercoledì 3 dicembre 2008

PAPA SCROOGE!!??

The Pope's Christmas Gift: A Tough Line on Church Doctrine

By Jeff Israely Wednesday, Dec. 03, 2008

Pope Benedict XVI  leads a mass at the Basilica of San Lorenzo, Rome.

Pope Benedict XVI leads a mass at the Basilica of San Lorenzo, Rome.

Alessandra Tarantino / AP



Those nicknames from the past — God's Rottweiler, the Panzercardinal — don't seem to stick anymore. After acquiring a reputation as an aggressive, doctrine-enforcing Cardinal, Pope Benedict XVI has surprised many with his gentle manner and his writings on Christian love. But with the Christmas season upon us, there is growing proof that the 82-year-old Pope is also quite willing to play the part of Scrooge to defend his often rigid view of Church doctrine.

Benedict's envoy to the United Nations, Archbishop Celestino Migliore, has announced that the Vatican will oppose a proposed U.N. declaration calling for an end to discrimination against homosexuals. At first blush, no one should be surprised to find the Catholic Church hierarchy butting heads with gay rights activists. But this particular French-sponsored proposal, which has the backing of all 27 European Union countries, calls for an end to the practice of criminalizing and punishing people for their sexual orientation. Most dramatically, in some countries, including Iran and Saudi Arabia, homosexuality can be punished by death.

Papal spokesman Father Federico Lombardi was forced to clarify that the Vatican continues to condemn the use of the death penalty for any crime, including those associated with homosexuality. Instead, Migliore said the Vatican's opposition to the U.N. proposal was driven by concern that countries that prohibit gay marriage would somehow be targeted. Said Migliore: "Countries that don't recognize the union between people of the same sex as marriage will be punished and pressured."

The U.N. declaration does not in fact mention gay marriage, and most of the nations that support it themselves don't allow people of the same sex to wed. Archbishop Migliore confirmed on Tuesday that the Vatican had also refused to sign a U.N. document last May in support of the rights of the disabled because it did not include condemnation of abortion, and the rights the fetus with birth defects. Vatican officials nevertheless voiced support for the central principles of the disabled rights document, which Migliore helped craft before the final decision to withhold the Holy See’s signature.

The Italian gay rights association Arcigay says the Vatican's opposition to the anti-discriminatory measure is "unprecedented," and the citing of gay marriage is an "excuse" to distract people from the real intent of criminalizing gays. One Rome-based priest was disappointed that the Vatican decided to publicize its opposition to what appears a rather innocuous declaration. "When you're always trying to look for new ways to make your point, you lose credibility," says the priest. "Better sometimes to keep quiet."

Benedict has said repeatedly that the Church is forced to speak out against the tide of secularization, especially in Catholicism's home turf in Europe. His kindly manner notwithstanding, Benedict does not seem to hesitate doing or saying what he deems necessary to keep Catholicism from straying too far from its doctrinal tradition.

And that includes revisiting the Catholic liturgy if necessary. His top Vatican deputies are now studying a change to the mass that would affect the moment when members of the congregation are asked to greet each other with a "sign of peace." Worshippers then exchange handshakes, or sometimes a hug or kiss. In 2007, writing about the exchanging of the peace, Benedict called for "greater restraint in this gesture which can become exaggerated and cause a certain distraction in the assembly before the reception of Communion." It may now be moved earlier in the service. Cardinal Francis Arinze, head of the Vatican's liturgical office, said last month that the affectionate gesture is often misunderstood. "It is thought to be a chance to shake hands with friends. Instead it is a way to tell those nearby that the peace of Christ, really present on the altar, is also with all."

Though there is no indication if or when the proposed movement of the peace would happen, this change would respond to a desire by the Pope to rein in some of the excesses that he sees in the ways the faith is currently celebrated. And to those who wonder why not just let everyone to say 'peace' when and where they please for Christmases to come, one can imagine Benedict flashing that gentle smile, tilting his head ever so slightly and declaring: Bah Humbug!



mercoledì 5 novembre 2008

VATICANO: NO AI PRETI OMOSESSUALI 2


Il Vaticano dice no alle persone omosessuali nei seminari...infatti non se li meritano!

VATICANO: NO AI PRETI OMOSESSUALI


Il Papa dice no a persone omosessuali nei seminari...
Un problema di razzismo?
No, di esuberi!

sabato 26 aprile 2008

mercoledì 2 aprile 2008

LA CHIESA CHE CI PIACE



Via Bovisasca gli sgomberi non sono la soluzione

La legalità è sacrosanta. ma l’impressione è che si stia scendendo sotto i limiti stabiliti dai fondamentali diritti umani Allontanare questi disperati, senza pensare a un’alternativa, cosa produce? Perché insieme alla dovuta fermezza non si è vista nessuna forma di assistenza, specie per i più deboli?


01/04/2008Editoriale


Ègiunta all’epilogo la situazione del campo rom abusivo di via Bovisasca. Da una decina di giorni le forze dell’ordine sono state quasi costantemente presenti nei pressi dell’ex area Montedison. Ripetuti e opportuni interventi di demolizione di diverse baracche hanno inizialmente “compattato” il campo, impedendo nuovi arrivi, mandando così un chiaro segnale agli occupanti per indurli a non ritenere definitiva questa situazione. Interventi nell’immediato positivi, che sono serviti anche a costruire una fascia di sicurezza intorno al campo, per evitare provocazioni dall’esterno (che non sono mancate, specie ad opera di qualche esponente politico in cerca di visibilità).Non si spiega invece la logica di quanto sta accadendo dall’alba di stamane, martedì 1 aprile: le forze dell’ordine si sono attivate per sgomberare tutti gli occupanti del campo. Nulla da eccepire sulla necessità dell’intervento: non era sostenibile il protrarsi di questa soluzione. Ma allontanare questi disperati, senza pensare per loro un’alternativa, cosa produce?Presto detto: alcuni nomadi (ma tra loro sono molti i rumeni non rom) hanno tentato di entrare nell’area dimessa in via Colico. Allontanati. Un gruppo più consistente, un centinaio di persone, ha lavorato tutta la mattina ricostruendo i propri miseri cubicoli di assi in via Poretta a Quarto Oggiaro. Tra loro molti giovanotti (rientrati precipitosamente dai cantieri dove lavorano per ricostruire la propria “casa”) ma purtroppo anche donne in avanzato stato di gravidanza, una ventina di bimbi sotto i dieci anni e diversi piccoli al di sotto di un anno. In tarda mattinata le ruspe hanno di nuovo demolito questa ulteriore sistemazione.Ora queste persone (donne incinte e neonati compresi) stanno vagando per la città in cerca di un ulteriore spazio dove costruire un riparo e - probabilmente - attirare nuovamente le ruspe per l’ennesima demolizione. Perché insieme alla dovuta fermezza non si è vista nessuna forma di assistenza elementare per loro, specie per i più deboli tra i disperati?La legalità è sacrosanta: ma l’impressione è che qui si stia scendendo abbondantemente sotto i limiti stabiliti dai fondamentali diritti umani che imporrebbero, insieme allo schieramento delle forze dell’ordine in atteggiamento antisommossa, qualche tanica d’acqua, del latte per i più piccoli, un presidio medico, qualche soluzione alternativa per i bambini, i malati e le donne in gravidanza.Ci sono delle persone non in regola con la legge: occorre che la legalità prevalga nei loro confronti. Ma non si possono confondere i nomadi e i migranti che lavorano, con i delinquenti, oppure gli irregolari con chi è in possesso di regolare permesso di soggiorno. La maggioranza di loro lavora, tanti con un regolare contratto. Molti giovani uomini faticano nell’edilizia e in società attive dentro gli spazi della Fiera: 10 ore di lavoro al giorno, per sei giorni la settimana, per 800 euro al mese.Una domanda allora si impone: a Milano questi immigrati servono o danno fastidio? Sappiamo che non stanno a Milano per turismo o per svago. La maggioranza di loro è qui per poter lavorare. Sanno che del loro lavoro Milano ha necessità. Cosa ne sarebbe infatti dell’imprenditoria ambrosiana e lombarda senza la manovalanza a bassissimo costo che rumeni (e non solo) offrono?Non si vede traccia di un progetto a lungo respiro, di un piano condiviso: nessuno da solo può risolvere questa emergenza. Il volontariato da solo non riesce più a far fronte alla situazione. Don Colmegna e la Casa della Carità non possono farsi carico di altri ospiti, sono oltre le loro capacità ricettive. Non possono risolvere il problema da soli le forze dell’ordine (non è soltanto una questione di ordine pubblico), non è compito solo della politica e degli amministratori. Per uscire dall’emergenza e dalla logica dell’occupazione, dello sgombero, dell’ulteriore occupazione occorrono scelte condivise tra tutti gli attori prima citati e una progettazione a lungo termine.Ricordava l’Arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, nell’ultimo discorso alla vigilia della festa di S. Ambrogio: «Le attività della Caritas diocesana, della Casa della Carità, delle altre associazioni e gruppi di volontariato da sempre sono indirizzate a sviluppare percorsi di integrazione avvicinando le persone, cercando per loro un lavoro dignitoso e onesto, accompagnando e inserendo i bambini nelle scuole. Ma questa disponibilità operativa e tante volte faticosa ha bisogno di un maggior dialogo con le istituzioni, chiede di sentire le istituzioni alleate, ancora più presenti, autorevoli, capaci di far rispettare le leggi e solidali nel combattere la miseria».È urgente la costituzione di un luogo istituzionale nel quale valutare come governare il problema. Così come è urgente tutelare i minori. Come il Tribunale dei minori può confermare, l’intervento a questo proposito delle Amministrazioni locali non è facoltativo ma obbligatorio.C’è da augurarsi che il clamore e i festeggiamenti per la grande opportunità conquistata con l’Expo 2015 non diventino il paravento e il pretesto per nascondere o spostare un metro più in là, i drammi di questa città.

sabato 11 agosto 2007

ma questa non è apologia di reato?

Vi riporto integralmente il testo di una intervista a Vittorio Messori, secondo me è allucinante, pericolosa e scandalosa. Speravo in un atto di coraggio di Santa Madre Chiesa, in una collettiva assunzione di responsabilità, ma dopo le affermazioni di uno dei più importanti rappresentanti della intellighenzia cattolica mi convinco che la Chiesa è irredimibile. Sarà Dio a giudicare quando sarà il momento, ma caro signor Messori finchè i peccati in cui cadono in tentazione i sacerdoti sono elencati anche nel Codice Penale i presunti colpevoli vanno denunciati e devono accettare di essere sottoposti alla giustizia umana. Caro signor Messori, lei non solo confonde colpevolmente pedofilia e omosessualità, ma non potendo negare che la prima è praticata da una percentuale preoccupante dei sacerdoti di fatto ne nega l'esistenza, "chi stabilisce la norma e la soglia d'età?". Perchè a lei sembra la stessa cosa avere rapporti sessuali con un bambino di sei anni o con un adulto? e osa anche chiedere: "E poi su quali basi la giustizia umana santifica l’omosessualità e demonizza la pedofilia?". Per omosessualità si intende un rapporto tra due adulti consezienti, dotati di libero arbitrio e in grado di distinguere ciò che bene e ciò che è male per loro. La pedofilia è un reato, perchè prevede il coinvolgimento di un soggetto minore il cui consenso, qualora vi fosse, è viziato dalla condizione di minorità...o vuole avanzare la proposta di diritto di voto anche per i neonati, se sono adatti a rapporti pedofili, perchè no per il voto? Quanto a Don Gelmini non è accusato di pedofilia, ma di molestie sessuali, non di aver "toccato qualche ragazzo", Codice Penale a parte lei sa o dovrebbe sapere quanto sia eticamente sbagliato per un terapeuta approfittare della propria posizione per ottenere favori sessuali, sbaglio o anche per Codice di Diritto Canonico si configura come reato? Caro signor Messori se la Chiesa vuole iniziare a recuperare credibilità deve immediatamente prendere i provvedimenti previsti dal Diritto Canonico nei confronti di tutti quei sacerdoti che risultino responsabili del reato di pedofilia e poi denunciare alla magistratura tutte le segnalazioni che sono giunte ai vari Vescovi e Superiori di Ordini Religiosi, Congregazioni, ecc.., consegnare alle autorità giudiziarie degli USA i sacerdoti condannati e rifugiatisi nello stato della Città del Vaticano per godere della extra territorialità, infine chiedere perdono alle vittime pubblicamente... e nonostante tutto io continuo a sperare che questo possa accadere, perchè amo la Chiesa e soffro per le sue mancanze...




"IntervistaVittorio Messori

“Il problema? Troppi gay nei
seminari”

GIACOMO GALEAZZIROMAVittorio Messori, lei è coautore di Karol Wojtyla e Joseph Ratzinger: qual è, da ascoltato frequentatore dei Sacri Palazzi, la sua idea sugli scandali sessuali nella Chiesa dopo gli ultimi casi giudiziari di don Gelmini e dei sacerdoti ricattati a Torino?

«Un uomo di Chiesa fa del bene e talvolta cade in tentazione? E allora? Se fosse così per don Pierino Gelmini, se ogni tanto avesse toccato qualche ragazzo ma di questi ragazzi ne avesse salvati migliaia, e allora? La Chiesa ha beatificato un prete denunciato a ripetizione perché ai giardini pubblici si mostrava nudo alle mamme. Queste storie sono il riconoscimento della debolezza umana che fa parte della grandezza del Vangelo.
Gesù dice di non essere venuto per i sani, ma per i peccatori. E’ il realismo
della Chiesa: c’è chi non si sa fermare davanti agli spaghetti all’amatriciana,
chi non sa esimersi dal fare il puttaniere e chi, senza averlo cercato, ha
pulsioni omosessuali. E poi su quali basi la giustizia umana santifica
l’omosessualità e demonizza la pedofilia? Chi stabilisce la norma e la soglia
d’età?»

La Chiesa non controlla più i sacerdoti?

«Nessuno osa più comandare, si
pretende dalla Chiesa il dialogo invece della disciplina. Ci si scandalizza del
sacerdote molestatore, poi però il vescovo diventa un odioso despota se nega
l’ingresso in seminario ad un gay. Ci si indigna dei peccati dei sacerdoti ma se
l’autorità ecclesiastica cerca di imporre le regole scoppia il finimondo e si
grida alla repressione, all’autoritarismo, alla discriminazione. Casi come
quelli esplosi in questi giorni, la Chiesa li ha sempre ricondotti sotto il
proprio controllo. Ma oggi il “vietato vietare” le proibisce di esigere
disciplina al suo interno. La Chiesa ha sempre saputo che seminari e monasteri
attirano omosessuali. Prima era molto attenta a porre barriere all’ingresso e a
sorvegliare la formazione. Chi dimostrava tendenze gay veniva messo fuori. Poi
il no alla discriminazione ha permesso l’ingresso in forze degli omosessuali e
ora la Chiesa paga quell’imprudenza».

I suoi sostenitori definiscono don Gelmini un «santo»

«Non entro nel caso giudiziario, però è indubbio che nella storia
della Chiesa una sessualità disordinata ha potuto convivere agevolmente con la
santità. Sono legato al segreto richiesto dai Postulatori, ma potrei fare nomi
celebri. Il fondatore di molte istituzioni caritative in Europa è stato
proclamato Beato nonostante le turbe sessuali che per un istinto incoercibile lo
spingevano a compiere atti osceni in luogo pubblico. Non mi scandalizzo, penso
ai drammi umani che ci sono dietro. San Giovanni Calabria era un benefattore
dell’umanità, ma è stato sottoposto a sette elettroshock: da psicopatico grave,
da manicomio».

Perché scoppiano adesso questi scandali?

«In America è stata
assolta la maggior parte delle diocesi che invece di patteggiare hanno tenuto
duro e sono arrivate in giudizio. Però è innegabile che oggi nella Chiesa la
castità fa problema. Sul piano umano è disumana. Si resta casti solo se si ha
fede salda, fiducia nella vita eterna. Il deficit non organizzativo, ma di fede.
E non si risolve abolendo il celibato ecclesiastico perché l’80% sono casi gay.
Deviazioni sessuali di preti che mettono le mani addosso agli uomini e ai
ragazzini. La caduta della fede e la rivoluzione sessuale accrescono il
problema. Chi è causa del suo mal pianga se stesso: sono stati eliminati i
controlli per ammettere in seminario pure gli effeminati il cui sogno era stare
in mezzo agli uomini».

Le comunità antidroga sono terra di nessuno?

«La Chiesa
deve tappare i buchi della società laica. I preti antidroga nessuno li
controlla, sfuggono alla sorveglianza dei vescovi e dei superiori perché
diventano superstar, con i rispettivi supporter politici. E così c’è lo
schieramento dei buoni samaritani di destra e di quelli di sinistra, don Ciotti
contro don Gelmini. I preti di Torino sono finiti nella rete dell’estorsione
perché si è inventato il concetto ipocrita di pedofilia. Così un ricattatore
senza arte né parte campa con la minaccia di far esplodere uno scandalo. Una
volta ricattavano i notai con l’amante, oggi la categoria più esposta è il prete
gay».

Un business, come dice Bertone?

«Sì. Negli Usa gli avvocati mettono cartelli
per strada: “Vuoi diventare milionario? Manda tuo figlio un anno in seminario e
poi passa da noi”. Le diocesi sono facilmente ricattabili, preferiscono pagare
anche se innocenti. Temono un danno d’immagine. E l’inquinamento riguarda anche
noi. Il politicamente corretto sta prendendo campo anche nel cattolicesimo
italiano. E i risultati si vedono, purtroppo»."


martedì 7 agosto 2007

di don gelmini, della comunità incontro e del delirio di onnipotenza

non passa giorno senza sentirmi rivolgere la domanda: "ma che dici, è vero?" e sono vari giorni che passo incollata al pc a leggere il grido di dolore che comincia a salire dai blog e da diversi siti...

la maggior parte di quello che so ha il valore di chiacchiere e non è mai stato lo stile di questo blog, per la parte rimanente ho scritto al Sostituto Procuratore della Repubblica dott. Barbara Mazzullo e mi sono messa a sua disposizione.

abbiamo sbagliato tutti e tutti ne rispondiamo alla nostra coscienza, che nel mio caso non mi assolve, e per quello che serve è il minimo cercare di aiutare i giudici in questa difficile indagine.

non è mia intenzione aggiungere altro su questo argomento.

lunedì 6 agosto 2007

"[1]Disse ancora ai suoi discepoli: «E' inevitabile che avvengano
scandali, ma guai a colui per cui avvengono [...]"

Luca 17

venerdì 6 luglio 2007

...BENE! EPPUR SI MUOVE. ANNO ZERO NON TANTO RUMORE PER NULLA...




Da Il Messaggero
Venerdì 06 Luglio 2007
di FRANCA GIANSOLDATI CITTA’ DEL VATICANO - Il Vaticano ha chiesto al cardinale Ennio Antonelli di riaprire le indagini su don Lelio Cantini, il sacerdote fiorentino accusato di avere commesso abusi pluriaggravati su minori. La Congregazione della Dottrina della Fede ha inviato all'arcivescovo di Firenze una comunicazione riservata sollecitando ulteriori indagini. Obiettivo: far luce, una volta per tutte, su uno dei casi più scabrosi mai emersi in Italia. Da un primo processo canonico di carattere amministrativo istruito dalla diocesi fiorentina, don Lelio è stato giudicato responsabile di violenze su alcune ragazze negli anni 1973-1987, di falso misticismo, di controllo delle coscienze. La punizione comminata, a norma del canone 1336, ha tenuto conto, come ha spiegato il cardinale Antonelli, dell'età avanzata dell’ex parroco e del suo malfermo stato di salute. Non può più confessare, celebrare messa in pubblico, assumere incarichi ecclesiastici. Ogni giorno e per un anno intero, inoltre, è obbligato a recitare il Salmo 51: «Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia», oltre che versare periodicamente somme di denaro ad associazioni caritative. Per le vittime i provvedimenti finora presi sono «insufficienti» tanto che reclamano un ulteriore processo, stavolta di carattere penale-giudiziario che possa arrivare alla scomunica e alla riduzione allo stato laicale del religioso. Ad indurre l'ex Sant'Uffizio ad intervenire per chiedere inchieste supplementari sono i nuovi elementi emersi a seguito della puntata di “Annozero”, andata in onda lo scorso mese e dedicata al tema dei preti pedofili. A smuovere le acque anche l’indagine in corso promossa dalla magistratura ordinaria e la lettera delle vittime ai vertici della Congregazione della Fede. Al cardinale Antonelli ora spetterà il compito di istruire un nuovo processo. Incontrando un gruppo di parroci ha annunciato di voler affidare a un sacerdote l’incarico di una istruttoria suppletiva.

giovedì 5 luglio 2007

Prete pedofilo, ancora la stessa storia


Dieci anni fa era già stato in prigione per lo stesso reato

Roma: prete condannato per pedofilia


A.D. 58 anni sacerdote e insegnante alla scuola Media Salvo D'acquisto dovrà scontare 4 anni e due mesi di carcere

ROMA - Sacerdote, insegnate e anche pedofilo,
secondo la magistratura. E’ stato condannato, in rito abbreviato, dal gup
Claudio Mattioli, a 4 anni e due mesi, un sacerdote accusato di aver abusato di
due ragazzini. Il prete, A.D., di 58 anni, di origine siciliana, officiava nella
diocesi dedicata alla Madonna di Czestokova, alla Rustica, e insegnava religione
alla scuola media di Roma «Salvo D'Acquisto». L’uomo, che per i fatti oggetto
del procedimento era anche finito in manette, è da tempo agli arresti
domiciliari in un convento di Benedettini Silvestrini a Bassano Romano. Il capo
d’imputazione per A.D. è: atti sessuali con minori, aggravati dal fatto che le
vittime erano a lui affidate «per ragioni di educazione e di vigilanza». Il
giudice ha imposto anche una provvisionale di 15mila euro di rimborso alle
vittime.
GIA' CONDANNATOPER LO STESSO REATO - In passato era già stato
condannato dieci anni fa per una storia molto simile ma, scontata la pena, era
tornato alla sua attività a scuola e all’oratorio. Arrestato nell’estate scorsa,
il religioso, inizialmente, aveva negato tutto, ma in seguito aveva confessato,
almeno in parte, cercando però di sminuire la gravità delle violenze. La prima
denuncia a carico di A.D. venne presentata dai genitori di un dodicenne con
gravi problemi psichici, un ragazzo "affetto da un disturbo del comportamento
nell*ambito dell*organizzazione cognitiva borderline". Il giovane, che
frequentava l*oratorio della Rustica, raccontò di essere stato palpeggiato e
molestato dal sacerdote e, qualche giorno dopo, alcuni amichetti della stessa
età gli raccontarono di aver subìto lo stesso tipo di violenze. In seguito si
accertò un secondo caso, avvenuto, stavolta, durante un campo scuola nell*isola
di Ventotene. A.D. aveva sorpreso un gruppo di ragazzi che scherzavano e si
misuravano gli organi genitali. Il religioso avrebbe approfittato della
circostanza per rivolgere pesanti avances a un altro adolescente, anche lui di
12 anni.
05 luglio 2007

Domanda: fino a quando si ripeterà la storia? Condannato, scontata la pena reintegrato in servizi a contatto con i bambini?
Ma come è possibile che non accada mai che queste persone vengano fermate, denunciate, dai loro superiori o dai loro confratelli? Non so in questo caso, ma spesso prima di rivolgersi alla polizia, le famiglie informano altri sacerdoti o addirittura i vescovi: ma si è mai sentito che qualcuno di questi abbia fatto denuncia o abbia esortato queste persone a farlo? Fino a quando le gerarchie ecclesiali non saranno capaci di liberarsi da questa omertà solidale non potranno recuperare credibilità!