sabato 16 marzo 2013
Papa Francesco, sarà un piacere scontrarci
giovedì 14 marzo 2013
Papa Francesco e l'illusione breve
mercoledì 29 agosto 2012
UNA FAMIGLIA DI PAGLIA (OVVERO DELL'IPOCRISIA)
Un altro punto che ha sollevato critiche riguarda il matrimonio. In comunità lo si celebra senza solennità, come un ripiego rispetto alla scelta celibataria, un «rimedio alla concupiscenza». I capi usano citare san Paolo: «Meglio sposarsi che ardere dal desiderio». Frequenti sono le separazioni e i divorzi. [Vita da Sant'Egidio di G.F. in Venticinque anni nella Comunità di Sant'Egidio. Un memoriale]
Quanto ai figli, diverse coppie non ne hanno voluti generare. Hanno detto in ripetute occasioni i capi di Sant'Egidio all'inviato dell'"Espresso" che ne chiedeva la ragione: «Di fronte a tanti uomini e bambini abbandonati, non esiste solo la paternità di sangue. I nostri figli sono i poveri». Quando i figli sono presi in adozione o in affido, talora ad averli in cura è una "comune" di membri di Sant'Egidio, più che la singola coppia. [Vita da Sant'Egidio di G.F. in Venticinque anni nella Comunità di Sant'Egidio. Un memoriale]
Un’altra curiosità. Il fondatore e leader incontrastato della Comunità di Sant’Egidio,Andrea Riccardi, 62 anni, celibe, attuale ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione, ha nel governo italiano anche la delega a occuparsi dei problemi della famiglia.
lunedì 5 marzo 2012
DALLA, LA CHIESA E L'AMORE
Dalla non ha mai dichiarato di essere omosessuale, non ha mai presentato qualcuno come il suo compagno...a noi rimane il dubbio e le domande sul perché di questo comportamento...e per quanto ci possa deludere dobbiamo rispettarlo.
I funerali di Dalla sono stati celebrati in Chiesa e non una chiesa qualsiasi ma in San Petronio dove l'ultimo funerale è stato quello di don Dossetti. Qualcuno ha polemizzato per questo e ha parlato di ipocrisia, ma probabilmente senza sapere di cosa stia parlando. Dalla non era fuori dalla Chiesa. Dalla non ha mai dichiarato che gli omosessuali hanno nella loro natura, come gli eterosessuali, l'esigenza di completarsi nel rapporto di coppia. Dalla aveva un confessore che sa se potesse o meno essere accolto in Chiesa. E in ogni caso non la mera condizione di persona omosessuale può essere motivo di separazione dalla comunità ecclesiale... Ed è evidente che per alcune persone omosessuali e cattoliche è più importante continuare a rimanere nel seno di santa madre chiesa piuttosto che farsi pietra di scandalo e confrontarsi con la dottrina e indicare agli uomini di Chiesa i loro errori e la durezza del loro cuore...
giovedì 17 settembre 2009
LE CONTRADDIZIONI DEL MAGISTERO DELLA CHIESA NEI DOCUMENTI SULLA QUESTIONE OMOSESSUALE
Una parte della mia tesi di laurea specialistica è stata dedicata all'analisi dei documenti prodotti dal magistero della Chiesa sulla questione omosessuale, nonchè l'articolo del giurista Navarrete sul tema del transessualismo.
Ho deciso di mettere a disposizione questa parte per quanti sono interessati ad approfondire il tema, ma vi avverto vedere tanta superficialità e approssimazione in un tema così delicato può suscitare un pericoloso fenomeno di rigetto.
(sempre in fiduciosa attesa che Sua Santità esprima solidarietà per le vittime della omofobia e transfobia)
Cliccare qui per leggere
LE CONTRADDIZIONI DEL MAGISTERO DELLA CHIESA NEI DOCUMENTI SULLA QUESTIONE OMOSESSUALE
Cliccare qui per il testo completo della tesi su tesionline:
Mamma Schiavona, il femminiello e l'Abate
lunedì 26 gennaio 2009
UNA NUOVA PROPOSTA: GUARIRE DAI PREGIUDIZI

Nuova Proposta
Via dei Banchi Vecchi 116, Roma
cel.: 331 7858894
www.nuovapropostaroma.it
e-mail: info@nuovapropostaroma.it
COMUNICATO STAMPA N°1 DEL 2009
Perché, invece di profondere tante energie nel tentativo di "guarire" gli omosessuali (tentativo sterile, soprattutto perché l'omosessualità non è da considerarsi una malattia, secondo l'opinione ufficiale della comunità scientifica), non cerchiamo tutti insieme di guarire dai pregiudizi?
Roma, 26 gennaio 2009 - "L'impresa di trasformare un omosessuale in un eterosessuale non offre prospettive di successo migliori dell'impresa opposta", così scriveva Sigmund Freud, padre della moderna psicologia, nel lontano 1920.
Da queste significative parole partiamo per affermare il nostro punto di vista sulle cosiddette psicoterapie "riparative" dell'omosessualità che, nate in America, negli ultimi tempi stanno facendo parlare di sé anche nel nostro paese.
E' di questi giorni, infatti, l'iniziativa di un percorso di incontri a Brescia, dal titolo "Living waters", organizzato da un certo "G ruppo Lot" che, già dal materiale informativo veicolato, non fa mistero di voler agire nella direzione della "guarigione" dall'omosessualità. Lo si intuisce, banalmente, dal titolo di alcuni dei seminari proposti: "Ripristinare la vera femminilità", "Ripristinare la mascolinità: intraprendere il processo", e così via...
Come Gruppo "Nuova Proposta: donne e uomini omosessuali cristiani di Roma", siamo estremamente preoccupati dalla diffusione di queste iniziative, memori dello strazio che molti di noi hanno passato perché, ad esempio, costretti da genitori, privi degli strumenti necessari per comprendere ed accettare la nostra omosessualità, ad affrontare lunghi e dolorosi percorsi, a carattere sia medico sia psichiatrico, con l'obiettivo, ovviamente mai riuscito, di modificare il nostro orientamento sessuale.
Temiamo, di conseguenza che, a seguito della diffusione di queste iniziative, altre persone omosessuali possano essere forzate verso percorsi di presunta "guarigione" con impatti devastanti sulla propria serenità ed accettazione.
Vogliamo contribuire, quindi, ad una giusta e corretta informazione, ribadendo quello che la comunità scientifica ha già espresso da diversi anni e che dovrebbe oramai essere già patrimonio consolidato della collettività: l'omosessualità non è una malattia e neanche un disagio psichiatrico. La categoria della guarigione, pertanto, non si può applicare all'omosessualità. E' come dire di voler guarire dal fatto di preferire qualcosa a qualcos'altro. Risulta, inoltre, fortemente offensivo per la propria dignità pensare di dover guarire da qualcosa che riguarda l'identità personale. La sfera dell'omosessualità riguarda, infatti, il desiderio profondo di amare ed essere amati, desiderio che va custodito, coltivato e rispettato.
Come Gruppo ci mettiamo a disposizione di chiunque (in ambito ecclesiale e non) voglia affrontare un percorso sereno di confronto e di vera informazione sulla condizione omosessuale.
Con preghiera di diffusione e pubblicazione.
martedì 16 dicembre 2008
Tutti pazzi per Mamma Schiavona?
venerdì 5 dicembre 2008
TORNARE ALLA PAROLA
(GV. 8,10-11)
La religione di Benedetto XVI è la stessa di Gesù, il Cristo?
mercoledì 3 dicembre 2008
PAPA SCROOGE!!??
The Pope's Christmas Gift: A Tough Line on Church Doctrine
By Jeff Israely Wednesday, Dec. 03, 2008
Pope Benedict XVI leads a mass at the Basilica of San Lorenzo, Rome.
Those nicknames from the past — God's Rottweiler, the Panzercardinal — don't seem to stick anymore. After acquiring a reputation as an aggressive, doctrine-enforcing Cardinal, Pope Benedict XVI has surprised many with his gentle manner and his writings on Christian love. But with the Christmas season upon us, there is growing proof that the 82-year-old Pope is also quite willing to play the part of Scrooge to defend his often rigid view of Church doctrine.
Benedict's envoy to the United Nations, Archbishop Celestino Migliore, has announced that the Vatican will oppose a proposed U.N. declaration calling for an end to discrimination against homosexuals. At first blush, no one should be surprised to find the Catholic Church hierarchy butting heads with gay rights activists. But this particular French-sponsored proposal, which has the backing of all 27 European Union countries, calls for an end to the practice of criminalizing and punishing people for their sexual orientation. Most dramatically, in some countries, including Iran and Saudi Arabia, homosexuality can be punished by death.
Papal spokesman Father Federico Lombardi was forced to clarify that the Vatican continues to condemn the use of the death penalty for any crime, including those associated with homosexuality. Instead, Migliore said the Vatican's opposition to the U.N. proposal was driven by concern that countries that prohibit gay marriage would somehow be targeted. Said Migliore: "Countries that don't recognize the union between people of the same sex as marriage will be punished and pressured."
The U.N. declaration does not in fact mention gay marriage, and most of the nations that support it themselves don't allow people of the same sex to wed. Archbishop Migliore confirmed on Tuesday that the Vatican had also refused to sign a U.N. document last May in support of the rights of the disabled because it did not include condemnation of abortion, and the rights the fetus with birth defects. Vatican officials nevertheless voiced support for the central principles of the disabled rights document, which Migliore helped craft before the final decision to withhold the Holy See’s signature.
The Italian gay rights association Arcigay says the Vatican's opposition to the anti-discriminatory measure is "unprecedented," and the citing of gay marriage is an "excuse" to distract people from the real intent of criminalizing gays. One Rome-based priest was disappointed that the Vatican decided to publicize its opposition to what appears a rather innocuous declaration. "When you're always trying to look for new ways to make your point, you lose credibility," says the priest. "Better sometimes to keep quiet."
Benedict has said repeatedly that the Church is forced to speak out against the tide of secularization, especially in Catholicism's home turf in Europe. His kindly manner notwithstanding, Benedict does not seem to hesitate doing or saying what he deems necessary to keep Catholicism from straying too far from its doctrinal tradition.
And that includes revisiting the Catholic liturgy if necessary. His top Vatican deputies are now studying a change to the mass that would affect the moment when members of the congregation are asked to greet each other with a "sign of peace." Worshippers then exchange handshakes, or sometimes a hug or kiss. In 2007, writing about the exchanging of the peace, Benedict called for "greater restraint in this gesture which can become exaggerated and cause a certain distraction in the assembly before the reception of Communion." It may now be moved earlier in the service. Cardinal Francis Arinze, head of the Vatican's liturgical office, said last month that the affectionate gesture is often misunderstood. "It is thought to be a chance to shake hands with friends. Instead it is a way to tell those nearby that the peace of Christ, really present on the altar, is also with all."
Though there is no indication if or when the proposed movement of the peace would happen, this change would respond to a desire by the Pope to rein in some of the excesses that he sees in the ways the faith is currently celebrated. And to those who wonder why not just let everyone to say 'peace' when and where they please for Christmases to come, one can imagine Benedict flashing that gentle smile, tilting his head ever so slightly and declaring: Bah Humbug!
venerdì 21 novembre 2008
GAUDEAMUS IGITUR
lunedì 17 novembre 2008
DISCUSSIONE TESI
mercoledì 5 novembre 2008
VATICANO: NO AI PRETI OMOSESSUALI 2
VATICANO: NO AI PRETI OMOSESSUALI
sabato 26 aprile 2008
THE HAND OF GOD
mercoledì 2 aprile 2008
LA CHIESA CHE CI PIACE
Via Bovisasca gli sgomberi non sono la soluzione
La legalità è sacrosanta. ma l’impressione è che si stia scendendo sotto i limiti stabiliti dai fondamentali diritti umani Allontanare questi disperati, senza pensare a un’alternativa, cosa produce? Perché insieme alla dovuta fermezza non si è vista nessuna forma di assistenza, specie per i più deboli?
01/04/2008Editoriale
Ègiunta all’epilogo la situazione del campo rom abusivo di via Bovisasca. Da una decina di giorni le forze dell’ordine sono state quasi costantemente presenti nei pressi dell’ex area Montedison. Ripetuti e opportuni interventi di demolizione di diverse baracche hanno inizialmente “compattato” il campo, impedendo nuovi arrivi, mandando così un chiaro segnale agli occupanti per indurli a non ritenere definitiva questa situazione. Interventi nell’immediato positivi, che sono serviti anche a costruire una fascia di sicurezza intorno al campo, per evitare provocazioni dall’esterno (che non sono mancate, specie ad opera di qualche esponente politico in cerca di visibilità).Non si spiega invece la logica di quanto sta accadendo dall’alba di stamane, martedì 1 aprile: le forze dell’ordine si sono attivate per sgomberare tutti gli occupanti del campo. Nulla da eccepire sulla necessità dell’intervento: non era sostenibile il protrarsi di questa soluzione. Ma allontanare questi disperati, senza pensare per loro un’alternativa, cosa produce?Presto detto: alcuni nomadi (ma tra loro sono molti i rumeni non rom) hanno tentato di entrare nell’area dimessa in via Colico. Allontanati. Un gruppo più consistente, un centinaio di persone, ha lavorato tutta la mattina ricostruendo i propri miseri cubicoli di assi in via Poretta a Quarto Oggiaro. Tra loro molti giovanotti (rientrati precipitosamente dai cantieri dove lavorano per ricostruire la propria “casa”) ma purtroppo anche donne in avanzato stato di gravidanza, una ventina di bimbi sotto i dieci anni e diversi piccoli al di sotto di un anno. In tarda mattinata le ruspe hanno di nuovo demolito questa ulteriore sistemazione.Ora queste persone (donne incinte e neonati compresi) stanno vagando per la città in cerca di un ulteriore spazio dove costruire un riparo e - probabilmente - attirare nuovamente le ruspe per l’ennesima demolizione. Perché insieme alla dovuta fermezza non si è vista nessuna forma di assistenza elementare per loro, specie per i più deboli tra i disperati?La legalità è sacrosanta: ma l’impressione è che qui si stia scendendo abbondantemente sotto i limiti stabiliti dai fondamentali diritti umani che imporrebbero, insieme allo schieramento delle forze dell’ordine in atteggiamento antisommossa, qualche tanica d’acqua, del latte per i più piccoli, un presidio medico, qualche soluzione alternativa per i bambini, i malati e le donne in gravidanza.Ci sono delle persone non in regola con la legge: occorre che la legalità prevalga nei loro confronti. Ma non si possono confondere i nomadi e i migranti che lavorano, con i delinquenti, oppure gli irregolari con chi è in possesso di regolare permesso di soggiorno. La maggioranza di loro lavora, tanti con un regolare contratto. Molti giovani uomini faticano nell’edilizia e in società attive dentro gli spazi della Fiera: 10 ore di lavoro al giorno, per sei giorni la settimana, per 800 euro al mese.Una domanda allora si impone: a Milano questi immigrati servono o danno fastidio? Sappiamo che non stanno a Milano per turismo o per svago. La maggioranza di loro è qui per poter lavorare. Sanno che del loro lavoro Milano ha necessità. Cosa ne sarebbe infatti dell’imprenditoria ambrosiana e lombarda senza la manovalanza a bassissimo costo che rumeni (e non solo) offrono?Non si vede traccia di un progetto a lungo respiro, di un piano condiviso: nessuno da solo può risolvere questa emergenza. Il volontariato da solo non riesce più a far fronte alla situazione. Don Colmegna e la Casa della Carità non possono farsi carico di altri ospiti, sono oltre le loro capacità ricettive. Non possono risolvere il problema da soli le forze dell’ordine (non è soltanto una questione di ordine pubblico), non è compito solo della politica e degli amministratori. Per uscire dall’emergenza e dalla logica dell’occupazione, dello sgombero, dell’ulteriore occupazione occorrono scelte condivise tra tutti gli attori prima citati e una progettazione a lungo termine.Ricordava l’Arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, nell’ultimo discorso alla vigilia della festa di S. Ambrogio: «Le attività della Caritas diocesana, della Casa della Carità, delle altre associazioni e gruppi di volontariato da sempre sono indirizzate a sviluppare percorsi di integrazione avvicinando le persone, cercando per loro un lavoro dignitoso e onesto, accompagnando e inserendo i bambini nelle scuole. Ma questa disponibilità operativa e tante volte faticosa ha bisogno di un maggior dialogo con le istituzioni, chiede di sentire le istituzioni alleate, ancora più presenti, autorevoli, capaci di far rispettare le leggi e solidali nel combattere la miseria».È urgente la costituzione di un luogo istituzionale nel quale valutare come governare il problema. Così come è urgente tutelare i minori. Come il Tribunale dei minori può confermare, l’intervento a questo proposito delle Amministrazioni locali non è facoltativo ma obbligatorio.C’è da augurarsi che il clamore e i festeggiamenti per la grande opportunità conquistata con l’Expo 2015 non diventino il paravento e il pretesto per nascondere o spostare un metro più in là, i drammi di questa città.
sabato 11 agosto 2007
ma questa non è apologia di reato?

"IntervistaVittorio Messori“Il problema? Troppi gay nei
seminari”GIACOMO GALEAZZIROMAVittorio Messori, lei è coautore di Karol Wojtyla e Joseph Ratzinger: qual è, da ascoltato frequentatore dei Sacri Palazzi, la sua idea sugli scandali sessuali nella Chiesa dopo gli ultimi casi giudiziari di don Gelmini e dei sacerdoti ricattati a Torino?«Un uomo di Chiesa fa del bene e talvolta cade in tentazione? E allora? Se fosse così per don Pierino Gelmini, se ogni tanto avesse toccato qualche ragazzo ma di questi ragazzi ne avesse salvati migliaia, e allora? La Chiesa ha beatificato un prete denunciato a ripetizione perché ai giardini pubblici si mostrava nudo alle mamme. Queste storie sono il riconoscimento della debolezza umana che fa parte della grandezza del Vangelo.
Gesù dice di non essere venuto per i sani, ma per i peccatori. E’ il realismo
della Chiesa: c’è chi non si sa fermare davanti agli spaghetti all’amatriciana,
chi non sa esimersi dal fare il puttaniere e chi, senza averlo cercato, ha
pulsioni omosessuali. E poi su quali basi la giustizia umana santifica
l’omosessualità e demonizza la pedofilia? Chi stabilisce la norma e la soglia
d’età?»La Chiesa non controlla più i sacerdoti?«Nessuno osa più comandare, si
pretende dalla Chiesa il dialogo invece della disciplina. Ci si scandalizza del
sacerdote molestatore, poi però il vescovo diventa un odioso despota se nega
l’ingresso in seminario ad un gay. Ci si indigna dei peccati dei sacerdoti ma se
l’autorità ecclesiastica cerca di imporre le regole scoppia il finimondo e si
grida alla repressione, all’autoritarismo, alla discriminazione. Casi come
quelli esplosi in questi giorni, la Chiesa li ha sempre ricondotti sotto il
proprio controllo. Ma oggi il “vietato vietare” le proibisce di esigere
disciplina al suo interno. La Chiesa ha sempre saputo che seminari e monasteri
attirano omosessuali. Prima era molto attenta a porre barriere all’ingresso e a
sorvegliare la formazione. Chi dimostrava tendenze gay veniva messo fuori. Poi
il no alla discriminazione ha permesso l’ingresso in forze degli omosessuali e
ora la Chiesa paga quell’imprudenza».I suoi sostenitori definiscono don Gelmini un «santo»«Non entro nel caso giudiziario, però è indubbio che nella storia
della Chiesa una sessualità disordinata ha potuto convivere agevolmente con la
santità. Sono legato al segreto richiesto dai Postulatori, ma potrei fare nomi
celebri. Il fondatore di molte istituzioni caritative in Europa è stato
proclamato Beato nonostante le turbe sessuali che per un istinto incoercibile lo
spingevano a compiere atti osceni in luogo pubblico. Non mi scandalizzo, penso
ai drammi umani che ci sono dietro. San Giovanni Calabria era un benefattore
dell’umanità, ma è stato sottoposto a sette elettroshock: da psicopatico grave,
da manicomio».Perché scoppiano adesso questi scandali?«In America è stata
assolta la maggior parte delle diocesi che invece di patteggiare hanno tenuto
duro e sono arrivate in giudizio. Però è innegabile che oggi nella Chiesa la
castità fa problema. Sul piano umano è disumana. Si resta casti solo se si ha
fede salda, fiducia nella vita eterna. Il deficit non organizzativo, ma di fede.
E non si risolve abolendo il celibato ecclesiastico perché l’80% sono casi gay.
Deviazioni sessuali di preti che mettono le mani addosso agli uomini e ai
ragazzini. La caduta della fede e la rivoluzione sessuale accrescono il
problema. Chi è causa del suo mal pianga se stesso: sono stati eliminati i
controlli per ammettere in seminario pure gli effeminati il cui sogno era stare
in mezzo agli uomini».Le comunità antidroga sono terra di nessuno?«La Chiesa
deve tappare i buchi della società laica. I preti antidroga nessuno li
controlla, sfuggono alla sorveglianza dei vescovi e dei superiori perché
diventano superstar, con i rispettivi supporter politici. E così c’è lo
schieramento dei buoni samaritani di destra e di quelli di sinistra, don Ciotti
contro don Gelmini. I preti di Torino sono finiti nella rete dell’estorsione
perché si è inventato il concetto ipocrita di pedofilia. Così un ricattatore
senza arte né parte campa con la minaccia di far esplodere uno scandalo. Una
volta ricattavano i notai con l’amante, oggi la categoria più esposta è il prete
gay».Un business, come dice Bertone?«Sì. Negli Usa gli avvocati mettono cartelli
per strada: “Vuoi diventare milionario? Manda tuo figlio un anno in seminario e
poi passa da noi”. Le diocesi sono facilmente ricattabili, preferiscono pagare
anche se innocenti. Temono un danno d’immagine. E l’inquinamento riguarda anche
noi. Il politicamente corretto sta prendendo campo anche nel cattolicesimo
italiano. E i risultati si vedono, purtroppo»."
martedì 7 agosto 2007
di don gelmini, della comunità incontro e del delirio di onnipotenza
la maggior parte di quello che so ha il valore di chiacchiere e non è mai stato lo stile di questo blog, per la parte rimanente ho scritto al Sostituto Procuratore della Repubblica dott. Barbara Mazzullo e mi sono messa a sua disposizione.
abbiamo sbagliato tutti e tutti ne rispondiamo alla nostra coscienza, che nel mio caso non mi assolve, e per quello che serve è il minimo cercare di aiutare i giudici in questa difficile indagine.
non è mia intenzione aggiungere altro su questo argomento.
lunedì 6 agosto 2007
"[1]Disse ancora ai suoi discepoli: «E' inevitabile che avvengano
scandali, ma guai a colui per cui avvengono [...]"
Luca 17
venerdì 6 luglio 2007
...BENE! EPPUR SI MUOVE. ANNO ZERO NON TANTO RUMORE PER NULLA...
Venerdì 06 Luglio 2007
di FRANCA GIANSOLDATI CITTA’ DEL VATICANO - Il Vaticano ha chiesto al cardinale Ennio Antonelli di riaprire le indagini su don Lelio Cantini, il sacerdote fiorentino accusato di avere commesso abusi pluriaggravati su minori. La Congregazione della Dottrina della Fede ha inviato all'arcivescovo di Firenze una comunicazione riservata sollecitando ulteriori indagini. Obiettivo: far luce, una volta per tutte, su uno dei casi più scabrosi mai emersi in Italia. Da un primo processo canonico di carattere amministrativo istruito dalla diocesi fiorentina, don Lelio è stato giudicato responsabile di violenze su alcune ragazze negli anni 1973-1987, di falso misticismo, di controllo delle coscienze. La punizione comminata, a norma del canone 1336, ha tenuto conto, come ha spiegato il cardinale Antonelli, dell'età avanzata dell’ex parroco e del suo malfermo stato di salute. Non può più confessare, celebrare messa in pubblico, assumere incarichi ecclesiastici. Ogni giorno e per un anno intero, inoltre, è obbligato a recitare il Salmo 51: «Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia», oltre che versare periodicamente somme di denaro ad associazioni caritative. Per le vittime i provvedimenti finora presi sono «insufficienti» tanto che reclamano un ulteriore processo, stavolta di carattere penale-giudiziario che possa arrivare alla scomunica e alla riduzione allo stato laicale del religioso. Ad indurre l'ex Sant'Uffizio ad intervenire per chiedere inchieste supplementari sono i nuovi elementi emersi a seguito della puntata di “Annozero”, andata in onda lo scorso mese e dedicata al tema dei preti pedofili. A smuovere le acque anche l’indagine in corso promossa dalla magistratura ordinaria e la lettera delle vittime ai vertici della Congregazione della Fede. Al cardinale Antonelli ora spetterà il compito di istruire un nuovo processo. Incontrando un gruppo di parroci ha annunciato di voler affidare a un sacerdote l’incarico di una istruttoria suppletiva.
giovedì 5 luglio 2007
Prete pedofilo, ancora la stessa storia
Dieci anni fa era già stato in prigione per lo stesso reato
Roma: prete condannato per pedofilia
A.D. 58 anni sacerdote e insegnante alla scuola Media Salvo D'acquisto dovrà scontare 4 anni e due mesi di carcereROMA - Sacerdote, insegnate e anche pedofilo,
secondo la magistratura. E’ stato condannato, in rito abbreviato, dal gup
Claudio Mattioli, a 4 anni e due mesi, un sacerdote accusato di aver abusato di
due ragazzini. Il prete, A.D., di 58 anni, di origine siciliana, officiava nella
diocesi dedicata alla Madonna di Czestokova, alla Rustica, e insegnava religione
alla scuola media di Roma «Salvo D'Acquisto». L’uomo, che per i fatti oggetto
del procedimento era anche finito in manette, è da tempo agli arresti
domiciliari in un convento di Benedettini Silvestrini a Bassano Romano. Il capo
d’imputazione per A.D. è: atti sessuali con minori, aggravati dal fatto che le
vittime erano a lui affidate «per ragioni di educazione e di vigilanza». Il
giudice ha imposto anche una provvisionale di 15mila euro di rimborso alle
vittime.
GIA' CONDANNATOPER LO STESSO REATO - In passato era già stato
condannato dieci anni fa per una storia molto simile ma, scontata la pena, era
tornato alla sua attività a scuola e all’oratorio. Arrestato nell’estate scorsa,
il religioso, inizialmente, aveva negato tutto, ma in seguito aveva confessato,
almeno in parte, cercando però di sminuire la gravità delle violenze. La prima
denuncia a carico di A.D. venne presentata dai genitori di un dodicenne con
gravi problemi psichici, un ragazzo "affetto da un disturbo del comportamento
nell*ambito dell*organizzazione cognitiva borderline". Il giovane, che
frequentava l*oratorio della Rustica, raccontò di essere stato palpeggiato e
molestato dal sacerdote e, qualche giorno dopo, alcuni amichetti della stessa
età gli raccontarono di aver subìto lo stesso tipo di violenze. In seguito si
accertò un secondo caso, avvenuto, stavolta, durante un campo scuola nell*isola
di Ventotene. A.D. aveva sorpreso un gruppo di ragazzi che scherzavano e si
misuravano gli organi genitali. Il religioso avrebbe approfittato della
circostanza per rivolgere pesanti avances a un altro adolescente, anche lui di
12 anni.
05 luglio 2007

