Oggi ho accompagnato B. in quella che sarà la sua casa per 18 mesi. Si tratta di un progetto per sostenere il percorso verso l'autonomia di donne rifugiate o con permesso per motivi di protezione umanitaria. B. è molto giovane ma ha il volto devastato dallo stress e da un odissea che sembra non aver fine... Etiope sposata ad un eritreo, il marito è stato ucciso e mi ha raccontato che, in quanto madre etiope di figli eritrei, è dovuta fuggire con i suoi figli e la madre. E' arrivata in Sudan. Ma dopo poco è rimasta incinta senza essere sposata e così è fuggita di nuovo per non essere uccisa. Ha attraversato il deserto insieme al nuovo compagno, è arrivata in Libia e da lì si è imbarcata. Poi è sbarcata a Lampedusa, poi in qualche modo è arrivata a Roma ha partorito un figlio che adora. Il suo compagno nel frattempo era venuto a Bologna lei lo ha raggiunto ma lui aveva già cominciato a perdersi e le loro strade si sono divise. Lei da quasi due anni vive in una struttura di accoglienza forse più simile a un incubo che altro. Oggi le ho fatto vedere il monolocale in un palazzone di edilizia residenziale pubblica...era contenta...poi è entrata nel bagno e si è entusiasmata, ha voluto che entrassi a vedere "la vasca"... Poi mi ha raccontato che una volta si era portata suo figlio nell'appartamento dove lavorava e il bambino, quando aveva visto la vasca da bagno, le aveva detto che anche lui voleva poter fare il bagno nella piscina.... A quel punto mi ha abbracciata in lacrime, ringraziandoci per tutto. E alla fine ha aggiunto "che fortunato che è mio figlio!" Mi sono emozionata e nella mia emozione ho pensato a quelli che vorrebbero affondare i gommoni e che respingono gli immigrati in Libia sostenendo di rispettare le normative internazionali. Ho pensato che troppo spesso guardando le immagini dei disperati sbarcati a Lampedusa pensiamo che il loro viaggio finisca lì....ed invece è solo una tappa di un peregrinare tra commissioni e burocrazie, ottenere un permesso, vedersi riconosciuta la condizione di rifugiato non è cosa scontata. Ed in mezzo ci sono la disintegrazione della tua famiglia, della tua identità, la perdita degli affetti... E allora pensi che tuo figlio sia davvero un bambino fortunato perchè potrà fare il bagno nella vasca!
Visualizzazione post con etichetta Libia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Libia. Mostra tutti i post
sabato 19 febbraio 2011
venerdì 13 luglio 2007
Della moratoria, della pena di morte, della morte, della Cina, della Libia e ma soprattutto dell'ipocrisia
Lo so, sono una ingenua, una che non farà mai carriera, che non sarà mai candidata...nè al nobel, nè ad altro.
Però vorrei che qualcuno mi spiegasse come mai non è venuto in mente a nessuno di protestare... La notizia è uscita qualche giorno fa: la Cina preoccupata per la produzione di falsi, ha quindi condannato a morte Zheng Xiaoyu responsabile di non so quale dipartimento! Possibile che solo a me questa notizia appare di una gravità inaudita? Non si è levata una sola voce di protesta! Nessun radicale è andato a fare sit-in davanti all'ambasciata della Repubblica Popolare di Cina; nessuno ha espresso solidarietà alla famiglia di quel poveretto; nessuno ha levato una sola voce contro un provvedimento tanto assurdo e fuori da ogni ordinamento civile; nessuno ha iniziato sciperi della fame...
Allora mi viene un sospetto che a tutti stia bene così, che tutti ritengano corretto che si condanni a morte un funzionario corrotto...ovviamente purchè sia cinese (altrimenti qui dovremmo allargare i cimiteri e indire un mega concorso per assumere boia)!
Ma poi mi viene un secondo sospetto che forse tutti i bravi attivisti, che tanto si attivano per la moratoria per la pena di morte in realtà non osino andare a toccare certi paesi, infatti non mi sembra ci sia molta mobilitazione neanche per salvare le infermiere bulgare alle quali proprio in questi giorni è stata confermata la condanna a morte.
Cina e Libia non si toccano?
Se è così mi sembra che possiamo dichiararci una bella schiatta di ipocriti!!!!
Tema:
AIDS,
Cina,
infermiere bulgare,
ipocrisia,
Libia,
pena di morte,
Zheng Xiaoyu
Iscriviti a:
Post (Atom)