sabato 16 marzo 2013

Papa Francesco, sarà un piacere scontrarci

E' con una emozione controversa che mi vado convincendo che papa Francesco sia davvero un santo. E mi sono sentita in sintonia con quanto scritto da Michela Murgia in questo post dal titolo significativo "Bergoglio e pregiudizio".
Il fatto che sia santo e povero non gli ha impedito di esprimersi con irruenza contro l'approvazione in Argentina della legge sul matrimonio per le persone dello stesso sesso. Il crederlo santo non impedirà a noi cristiani omosessuali di fargli notare il grave errore. Non ci impedirà di stabilire una dialettica se necessario dura e aspra. Ma come cattolica praticante l'idea che oggi da questo papa posso aspettarmi gesti impensabili da chi lo ha preceduto, mi apre il cuore.
Disapproverò se dovesse prendere posizione contro noi persone omosessuali. Ma posso solo lodarlo per essersi rifiutato di incontrare l'arciprete di Santa Maria Maggiore, cardinal Law, il grande insabbiatore dei casi di pedofilia nella diocesi di Boston.
Per la prima volta sento possibile un vento che sarà più di pulizia che non di innovazione. E in questo senso credo sia molto più in sintonia con san Francesco di quanto si possa pensare. La figura di san Francesco troppo spesso è associata ad una sorta di rivoluzionario o fustigatore dei costumi del clero del suo tempo. In realtà il poverello di Assisi non mise mai in discussione le autorità ecclesiali dell'epoca. Quando il papa non volle approvare la prima versione della sua regola, ritenendola eccessivamente rigida, Francesco non protestò. Avrebbe potuto dichiarare che chi viveva nel lusso non aveva voce in capitolo per criticare la sua regola. Invece tornò indietro, corresse la regola e la ripresentò al papa (che intanto era cambiato). Ho sempre letto in questa modalità di agire un profondo rispetto per me a tratti incomprensibile. Per non parlare poi del fatto che Francesco non si ritenne mai degno di essere sacerdote. Inoltre non vedeva di buon occhio che i suoi confratelli studiassero.
Eppure oggi lo ricordiamo come un contestatore.
Mi sembra possibile che papa Francesco possa agire contro la pedofilia e contro la corruzione, perché ritiene siano una cancrena; ma non sarà disposto a mettere in discussione certe posizioni che ritiene siano fondanti della dottrina cristiana.

giovedì 14 marzo 2013

Papa Francesco e l'illusione breve



Una ventina di giorni fa passeggiavo per Bologna insieme ad un amico con buone conoscenze ecclesiali. Inevitabile chiedergli chi secondo lui potesse essere favorito come pontefice. La sua risposta era stata molto sconfortante "non ce ne è uno che si salvi..." Personalmente ero terrorizzata, ma sicura dell'elezione di Angelo Scola, personalmente ho sempre aborrito il movimento di Comunione e Liberazione.

Non appena ho visto la fumata bianca mi sono convinta che il prescelto fosse proprio lui, l'attuale arcivescovo di Milano. E quindi con animo sconfortato attendevo l'annuncio ufficiale e i vari commentatori televisivi continuavano a dire che quasi sicuramente si trattava del Cardinale Scola.

Così quando Mons. Tauran ha letto la formula e anziché Angelum ha pronunciato quel doppio nome che lì per lì non avevo neanche compreso sono stata travolta da una sensazione tra incredulità e soddisfazione... E poi "sibi nomen imposuit"? Francesco! Ha scelto di chiamarsi Francesco: il santo sposo di Madonna Povertà! 
Incredibile pensavo: anche il mio amico si era sbagliato, ce ne era almeno uno che valeva la pena!

Frenetiche ricerche in rete e apprendo che è un gesuita, come il cardinal Martini, e vai! Poco dopo arriva la prima notizia negativa: la sua presa di posizione durissima contro i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Si, va be' ma mica si poteva pensare una rivoluzione così...
Intanto Francesco era uscito sul balcone...vestito di bianco, senza mozzetta, senza stola e pizzi. La croce di ferro. Prega e si inchina mentre i fedeli pregano su di lui. E intanto leggi che non ha voluto festeggiamenti per la sua nomina a cardinale, invitando a spendere i soldi per fare beneficenza. Abita in appartamento e va in episcopio con la metro e bus... Evvai...
Ha rimproverato duramente i parroci che rifiutavano il battesimo ai figli delle ragazze madri. Ottimo.

Poi leggi di una sua dichiarazione sul ruolo della donna e pensi che insomma deve essere proprio conservatore: pauperista e conservatore.

Però intanto arrivano inquietanti notizie sul suo comportamento durante la dittatura di Videla. Non ha mai preso posizione ufficiale contro... e provi a pensare che lo abbia fatto per poter evitare limitazioni eccessive e poter continuare a dare assistenza al popolo... Poi leggo una nota di Cazzullo, sono cenni biografici per una scheda pre-conclave, scrive che le accuse sono infondate e che in realtà ha salvato laici e religiosi.


Nel 2000 in occasione del giubileo ha guidato la Chiesa argentina nell'atto penitenziale, nella richiesta di perdono...
Ma sembra che papa Francesco non abbia mai fai fatto penitenza pubblica per gli atti di cui è accusato e non abbia mai voluto chiarirli...

E così termina l'illusione breve di papa Francesco...

Pregherò per la sua conversione...anche Monsignoe Romero si era convertito. Però certo quando penso che oggi la croce pettorale del martire salvadoregno l'indossa quel nano di Monsignor Vincenzo Paglia mi convinco che l'illusione non poteva che essere breve a confronto di una eterna delusione...


sabato 23 febbraio 2013

Il non rispetto delle regole ed io scrutatore non votante mancato


Non avevo mai dato la mia disponibilità a svolgere il ruolo di scrutatrice elettorale. Un paio di mesi fa sono andata a compilare il modulo presso l'Ufficio Elettorale di Bologna. L'impiegata molto gentile mi ha informato che per questa consultazione elettorale non sarei potuta essere convocata, ma questo già lo sapevo... Poi però mi fornisce un'informazione in più di cui non ero a conoscenza. Posso recarmi presso un qualsiasi seggio il sabato prima delle 16 e dare la mia disponibilità nell'eventualità ci sia qualche assente tra i convocati. E aggiunge che il criterio di scelta è alternativamente il più anziano e il più giovane, aggiungendo anche esempi pratici: qualora manchi un solo scrutatore viene scelto il più anziano, se ne mancano due il più vecchio e il più giovane se ne mancano di più si riparte dal più vecchio di quelli rimasti. La settimana scorsa ho anche scaricato il regolamento e verificato che fosse esattamente così (Articolo 9 del IV capitolo delle Istruzioni per le operazioni degli uffici elettorali di sezione).

Così oggi alle 15.30 esco di casa sotto la neve, ma di strada ne ho dovuta fare poca...arrivo al seggio in via Beroaldo 34. Davanti alla porta di ingresso c'è una piccola folla tra presidenti, scrutatori convocati e rappresentanti di lista. Quando cominciano ad entrare ci riconosciamo un piccolo gruppo di aspiranti supplenti. Ci si avvicina una presidente di sezione informandoci che a lei mancano tutti gli scrutatori, aggiungendo di aspettarla lì. Poco dopo ritorna e dice "veramente ho trovato una ragazza che non sapevo fosse anche lei per sostituire... ed era qui da prima di voi, così... e poi ora vediamo aspettiamo ancora perché potrebbero arrivare un po' in ritardo, magari mettetevi d'accordo tra di voi". Così faccio notare che c'è un regolamento e i criteri da seguire sono scritti lì, che se fosse valso il criterio di chi arrivava prima sarei andata lì fin dalle 8 di mattina! La presidente se ne va, senza aggiungere nulla. E quindi già contiamo una scelta fuori dalle regole.

Siamo sempre in attesa. Arriva un ragazzo con un foglio in mano da cui legge a voce alta un nome, nessuno risponde. Chiede ancora conferma che nessuno dei presenti risponda a quel nome. Dopo di che lancia un'occhiata ad una coppia di ragazzi e con un cenno della testa gli indica di andare verso il seggio. Noi 'comuni mortali' ci guardiamo allibiti. E quindi contiamo la seconda e, probabilmente, la terza scelta fuori dalle regole.

Siamo ancora lì. Arriva il presidente della sezione 336 e chiede chi è disponibile. Ovviamente rispondiamo tutti, siamo almeno cinque o sei. Un signore brizzolato dice che lui ha già fatto lo scrutatore cinque volte. Il presidente si rivolge ad un ragazzo che non dimostra più di 30 anni e gli chiede se ha già esperienza. Non sento la risposta perché tutti cominciamo a far notare che non è quello il criterio di scelta. Io dichiaro ad alta voce di avere 49 anni, cosa che si rivelerà un errore fatale... Così il presidente si rivolge ad una signora che sembra occuparsi della logistica "ma come si fa a scegliere adesso? tu conosci qualcuno di loro?" La signora lo guarda "ma stai scherzando?" Il presidente della sezione se ne va. Siamo tutti tra l'allibito e l'incazzato. Qualcuno ipotizza di andare a provare in altri seggi, ma tra la neve e l'orario tutti rinunciano. Io comincio ad ipotizzare di far valere il mio diritto di anziana e poi rinunciare a favore della più giovane, perché se venissi presa so già che non riuscirei a lavorare con serenità.
Il presidente della sezione 336 si riaffaccia e chiama il ragazzo che non dimostra più di 30 anni. Esterrefatti guardiamo i due poliziotti che sono lì, i quali commentano "eh, purtroppo in Italia...". "Ma non potete fare niente?" "Ah noi abbiamo solo compiti di vigilanza". "Scusate, ma vigilare il rispetto delle regole? Chieda con quale criterio ha scelto". Il poliziotto si affaccia sulla porta e chiede. Poi riferisce che il prescelto ha già esperienza e che ha 50 anni. Esplodiamo in una risata, chiediamo se possiamo farci dire il nome del chirurgo estetico... Poi chiedo di poter vedere un documento e di sapere il nome del presidente di sezione, in modo di poter presentare una formale protesta circostanziata. Il poliziotto mi dice che basta indicare il numero della sezione e che insomma non può chiedere il documento. Quindi quarta scelta fuori dalle regole.

Me ne torno verso casa e nonostante la neve riesco a pensare e non è che sia così difficile comprendere che ogni presidente si faccia accompagnare da qualche conoscente per inserirlo in caso vi siano assenti. Tutto questo fregandosene delle regole. E poi non voglio ipotizzare altri scenari (favoritismi, nepotismi, ecc...).
Tutto questo a Bologna, patria del diritto...chissà altrove?!


giovedì 31 gennaio 2013

31 gennaio 2003 - 2013: 10 anni italiani

Dieci anni fa ero all'aeroporto di Bangkok, allora era ancora il Don Muang. Ripartivo da sola dopo quasi nove anni vissuti intensamente. Così intensamente da rendermi conto troppo tardi di quanto stessi male e, come sempre mi accade in queste situazioni, era stato il mio corpo a mandarmi pesanti segnali di malessere. Avevo perso 25 chili in un mese e mezzo, una febbricola frequente, il ciclo mestruale ogni quindici giorni...ecco partivo con la convinzione di avere un tumore alla tiroide o qualcosa di simile. Fortunatamente la mia diagnosi era sbagliata: semplicemente non ne potevo più!!!
Ironia della sorte mentre attendevo all'imbarco la televisione  mandava in diretta le immagini della straordinaria operazione di evacuazione dei cittadini tailandesi dalla Cambogia. Enormi aerei militari in chissà quale pista inghiottivano nella loro pancia migliaia di lavoratori, funzionari, famiglie e bambini la cui sicurezza non era più garantita: l'ambasciata thai era stata assaltata e devastata da cambogiani incazzati  perché un'attricetta thailandese aveva dichiarato che non avrebbe mai messo piede in Cambogia fin quando il tempio di Prah Viharn in territorio cambogiano non fosse stato restituito alla Thailandia. Insomma io partivo stremata e migliaia di thai erano costretti a rientrare.

Non ho ricordi particolari del viaggio. Ma ricordo che all'arrivo sudai freddo alla dogana. Suor Eugenia mi aveva rifilato una valigia di prodotti artigianali in teak da consegnare in comunità. (Spero ormai ci sia la prescrizione...). Insomma la doganiera mi richiamò mentre tentavo di passare facendo finta di niente, rapidamente cercai una via di uscita senza trovarla e già immaginavo il casino...le telefonate da Silla, ecc... Porsi il passaporto mentre lentamente aprivo la prima valigia (ovviamente il teak era nell'ultima). La doganiera lesse i dati "Ah! Ma lei è residente lì?" "Ehm, si..." E lei: "Ma allora passi pure...". Mi sono trattenuta ma stavo per chiederle: "Allora nessun problema per quei 5 chili di eroina?". E va be' mi rimarrà il dubbio.

Non intendo raccontare questi dieci anni giorno per giorno però. Ma vorrei lasciar comprendere lo stravolgimento di vita e lo sforzo di iniziare ancora, ritrovandosi con il proprio orizzonte cambiato ancora una volta.
Ma vorrei anche dare giusto riconoscimento a tutti gli amici che sono stati fondamentali per rendere meno traumatico il mio atterraggio in patria. Evito di nominarli per il timore di dimenticarne qualcuno e non potrei perdonarmelo. Loro sanno che sto parlando del loro affetto, del loro prendersi cura di me e del sostegno che mi hanno sempre offerto.

Un lavoro part-time, che mi ha fatto conoscere la realtà del call-center e pagarmi un po' di spese.
Mi sono iscritta all'Università e la laurea triennale è arrivata esattamente tre anni dopo: il 31 gennaio 2006. E lo studio è stato l'altro elemento importante, tante nuove amicizie tra i colleghi studenti e, data l'età, anche tra le docenti. Lo studio, il confronto con materie del tutto nuove e lo sperimentarmi in ambiti diversi...
Prima della laurea specialistica ho perso mio padre dopo svariati mesi di malattia. C'è stato dolore ma soprattutto l'esperienza di assistere alla trasformazione del padre che da bambina era l'uomo che mi dava sicurezza, trasformato appunto nell'uomo bisognoso di aiuto anche per le minime necessità. Ma gli sarò sempre grata per l'esperienza del suo ultimo giorno, quando soltanto lui sapeva con certezza che "l'ora si stava avvicinando"... Volle pregare e comunicarsi. Lui che non l'aveva praticamente mai fatto, se non da bambino. Ecco.

Intanto la collaborazione con l'ISTESS, altra sfida, altro ambiente. Sono stata perfino uno dei direttori artistici della seconda edizione del FilmFestival PopolieReligioni! Un pellegrinaggio in Terra Santa. Amici e incontri importanti.

Laurea specialistica con una tesi che poi è servita per pubblicare un libro: Mamma Schiavona. E l'apertura di un nuovo mondo. La ricerca a Montevergine: ancora incontri e nuovi amici.

Poi tre anni e mezzo fa , inaspettata, Bologna . Ancora impegno nel sociale: dopo tossicodipendenti, infanzia, ora immigrati. Scopro nuove miserie e nuove ricchezze. Ma arranco. Perdo colpi. Ancora una volta è il corpo a mandare segnali: ricomincia la febbricola, l'insonnia... La mia terapeuta poi mi ha spiegato che si tratta di burn-out. Prima di farmi altri danni sbotto e mollo il lavoro... E' il 22 maggio 2012. Il presente.
Ancora una volta fin dal primo minuto gli amici di sempre a sostenermi. Poi gli amici del presente. Tanti. Un nuovo cammino anche di consapevolezza...
Ora sono di nuovo in una fase di solida precarietà e bilanciato squilibrio. Cresco. Non ho perso la capacità di accettare nuovi percorsi... Resisto. ESISTO!!!

venerdì 23 novembre 2012

UCCIDERSI A 15 ANNI E IL MURO DEGLI ADULTI



Un ragazzo di 15 anni si è ucciso. L'indignazione e la solidarietà sono state immediate. Si è scritto che il ragazzo si era ucciso perché vittima del bullismo omofobo, è stata segnalata una pagina Facebook in cui sarebbe stato denigrato. Poi sono state descritte le sue stranezze: i pantaloni rosa, lo smalto e così via... Poi a qualcuno sono venuti dei dubbi: forse non era vero che fosse gay e quella pagina l'amministrava anche lui: era un gioco condiviso, non una gogna. Ma intanto era scattata la macchina accusatoria contro i suoi aguzzini e contro i suoi insegnanti insensibili. 

Un ragazzo di 15 anni si è ucciso. La domanda non può e non deve essere se il ragazzo fosse gay. Ma la domanda è perché un adolescente forse in crisi di identità di genere, forse semplicemente in crisi arrivi a suicidarsi senza che nessun adulto o nessun coetaneo percepisca il suo male di vivere!!!

Ho avuto 15 anni. E quando avevo 15 anni volevo morire. Non perché fossi lesbica. Mi sarei uccisa perché la vita era inutile e senza senso. Se mi fossi suicidata però molti avrebbero potuto dire di aver colto dei segnali. Nella incoscienza adolescenziale ne teorizzavo con alcune coetanee e mia madre era in fibrillazione perché le mie letture erano molto monotematiche: Pavese e via discorrendo! ma mia madre non avrebbe saputo in che modo aiutarmi. Certo i grandi assenti sono stati gli educatori. Mai e poi mai ho incontrato un docente con cui avrei potuto confidarmi o chiedere sostegno. Mai nel prestigioso liceo classico di Terni in quegli anni venne realizzato un servizio di ascolto per noi studenti, servizio importante non necessariamente solo per gli aspiranti suicidi. Quanti infatti possono raccontare un'adolescenza serena e in armonia, pur senza aver mai pensato al suicidio?

La domanda non è l'omosessualità di un ragazzo di 15 anni.
La domanda è sull'incapacità di ascolto del disorientamento, sul colpevole abbandono da parte di noi adulti. 
E poi ci ritroviamo a gridare anche a sproposito "DAGLI ALL'OMOFOBO!" Perché è più facile trovare una causa e un effetto così a buon mercato, ma il problema è ben più ampio...

martedì 23 ottobre 2012

Della responsabilità della commissione grandi rischi

Se andassi da un senologo con un bozzo sul seno e il luminare, solo guardandomi, mi dicesse di stare tranquilla perché in alcun modo si potrebbe sviluppare un tumore e poi morissi a causa di un neoplasia non diagnosticata, credo che sarebbe giustificata un azione legale contro il medico  e la sua condanna...
I sismologi della commissione grandi rischi hanno previsto che l'azione sismica nella zona dell'Aquila si sarebbe esaurita e non ci sarebbero stati eventi catastrofici. Lo hanno affermato dopo una riunione di mezz'ora, convocata con precisi scopi mediatici. Le loro affermazioni non avevano basi scientifiche. Se non è possibile prevedere quando ci sarà un terremoto, non è possibile prevedere quando un terremoto non ci sarà. I sismologi dopo quella riunione rassicurarono tutti, gli abruzzesi rimasero nelle loro case e ne sono morti 308, più i feriti, più quelli morti in seguito...

Certo i sismologi non avrebbero potuto dire che quella notte ci sarebbe stato il terremoto, ma avendo affermato che non ci sarebbe stato hanno la responsabilità di quelle morti!

Allora la comunità scientifica anziché scandalizzarsi e dimettersi, si interroghi sul proprio senso di responsabilità!!!


giovedì 18 ottobre 2012

All'ombra de' cipressi e dentro l'urne...(pensieri e sensazioni di un pomeriggio alla Certosa)

Oggi pomeriggio avevo bisogno di calma per lasciar decantare i postumi di una seduta di psicoterapia particolarmente efficace... Così in modo del tutto imprevisto mi sono ritrovata a visitare la Certosa di Bologna... Quando ci si trasferisce in una città a meno che non accada qualcosa di particolare non capita l'occasione di andare al cimitero. Anche se devo dire che in questi tre anni mi ero riproposta di andarvi: avevo sentito parlare della parte monumentale e perchè ogni anno vi organizzano dei concerti.

Sono entrata da un ingresso secondario e mi sono ritrovata in una zona con sepolcri recenti a terra. Ho cominciato a vagare senza una direzione precisa, notando differenze nelle modalità, negli usi... Ma stranamente non avevo una sensazione di pace. L'inquietudine ha poi rasentato il malessere quando ho visitato il monumento che conserva i resti dei partigiani caduti.


Forse perchè sempre più spesso mi scopro a pensare che l'Italia è di nuovo nelle condizioni del dopoguerra ma senza la speranza e il senso di sollievo di quei tempi...
Ma mi sentivo così male che mi sono allontanata in fretta dal monumento...
Ho proseguito la mia visita nella parte più antica dove i chiostri si succedono uno dopo l'altro e dove ci sono dei monumenti funebri notevoli e mi hanno colpito uno dedicato ad una giovane sposa e l'altro ad una giovanissima unica figlia con statue in marmo bianco a grandezza naturale e molto espressive.


Purtroppo alcune parti del cimitero sono in cattive condizioni e altre sono deturpate dai piccioni e dai dispositivi per contrastarli (reti, altoparlanti, ecc...). Ho girato senza meta e ho raggiunto anche il 'giardino delle rimembranze' dove un cartello di Hera specifica 'zona dispersione ceneri' e sembra quasi un avviso tipo 'attenzione caduta massi'. Però il giardino è un posto sereno, l'unico dove ci si possa sedere.

Ho ripreso il mio girovagare verso la zona antica e mi colpisce una statua di Pan su una tomba dove sono sepolti un uomo ed una donna morti a distanza di un anno circa l'uno dall'altra e sulla tomba è riprodotto un frammento di dialogo "Ma che davvero Maria?" "Si, Massimo"... E rimango con il dubbio di quale fosse l'oggetto di questa richiesta di conferma...

Poi sulla parete di uno dei chiostri trovo una lapide credo di fine '800 o inizio novecento dove si descrive un uomo morto a 96 anni, padre e marito ideale, di vita illibatissima (?) Una definizione così per un uomo non credo esista altrove!

Poi sono uscita dall'ingresso principale e raggiunto la corrispondente fermata del 39 che è anche l'unica linea ad effettuare quella fermata. C'è da aspettare ma sono in fase meditativa. Mentre sono seduta in attesa con i pensieri e le sensazioni che vado rimuginando dalla mattina una signora che da qualche minuto sta aspettando si avvicina e mi chiede: 'sta aspettando il 39?' 'Si' (ripeto è l'unica linea che passa lì). 'Sa, signora, se lei prende il 36 dall'altra parte della strada e scende alla prima fermata e poi attraversa e lo prende nell'altra direzione (qui non sento per via del traffico) e così va verso il Bellaria...' Sono basita: la signora non mi ha mica chiesto da che parte devo andare, per altro opposta al Bellaria; e mi sollecita a fare questa prova. Di fronte alla mia indifferenza (il 39 fa un giro lungo ma mi lascia sotto casa). 'Allora lei preferisce prendere comunque il 39!' Ma che avrà cercato?!

sabato 6 ottobre 2012

UN PESSIMO VENDITORE E DELL'OMOFOBIA



Approfittando della temperatura ancora mite decido di fare una passeggiata da San Donato fino alla sede del Cassero. Mentre cammino ascolto la radio e cerco di godermi la città che forse dovrò lasciare... Sotto i portici di via dei Mille un ragazzo con in mano una cartellina si mette in faccia un gran sorriso e mi punta un indice contro. Purtroppo incrocio il suo sguardo per un nanosecondo di troppo e questo deve averlo fatto sentire in grado di piazzare la sua vendita.
Cerco di svicolare e di cavarmela con un banale 'non mi interessa'. E lui, porgendomi la mano che ignoro, 'non sono un bandito'. Io 'so che non sei un bandito ma non ho soldi'. Sempre camminandomi al fianco lui sbotta 'ma possibile che voi bolognesi siete tutte così acide?' E io sempre più scocciata:'non sono bolognese', 'allora sarai terrona come me'...'non proprio, sono del centro Italia, Umbria'. Questa mia confidenza deve avergli dato l'idea che stessi cedendo terreno e così mi incalza con una nuova domanda 'hai figli?' 'No, sono single e lesbica'. 'E va be' se vuoi mi offro come volontario ma intanto guarda questo...' E mi porge un cartoncino A4 ripiegato (non ho idea di cosa stesse cercando di vendermi)... Credo di aver avuto un'espressione furibonda, mi fermo e lo gelo con 'sono disoccupata e non ho soldi!' con un tono di voce così tagliente che rimette il cartoncino nella cartellina azzurra e se ne va a testa bassa...

Alcune considerazioni: il poveruomo a breve sarà sotto il Pavaglione a chiedere elemosina perchè uno che deve vendere qualcosa e non capisce che il modo migliore sia entrare in empatia con il potenziale cliente è destinato al fallimento... Il poveruomo ha infilato una perla di imbecillità dietro l'altra dandomi dell'acida e della terrona. Ma l'apice della sgradevolezza è stato ovviamente raggiunto dal suo proporsi come volontario. E qui si apre un'ulteriore tematica: come è possibile che un giovane, con molta probabilità uno studente universitario, a fronte della dichiarazione di identità di genere di una donna di mezza età si senta in dovere di proporsi...come rimedio? come terapia? come alternativa? 

E poi mi chiedo ma quelli per cui lavora un paio di euro in formazione potevano pure spenderceli...

mercoledì 26 settembre 2012

VOLO SU BANGKOK E UN'INSIDIOSA NOSTALGIA



Immagini spettacolari di khrungthep...poi da terra le cose sono diverse, lo so.

mercoledì 29 agosto 2012

UNA FAMIGLIA DI PAGLIA (OVVERO DELL'IPOCRISIA)

Ammetto che la notizia mi era sfuggita e l'ho trovata solo oggi casualmente su una pagina Facebook. Nell'edizione on-line de "Il Mondo" del 16 agosto 2012 si trova questo articolo: "Francia/Mons. Paglia (Vaticano): A bambini serve padre e madre" . A parte gli errori grammaticali del titolo la notizia è interessante per altri aspetti, tra l'altro anche perché rappresenta di fatto la prima uscita pubblica del non rimpianto ex-vescovo di Terni in qualità di presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia. In tale occasione il nostro ha voluto esprimere la sua solidarietà alla Conferenza Episcopale Francese e con le esortazioni a pregare affinché i bambini crescano con un padre e una madre". E ha poi rincarato la dose grazie ad una pronta intervista rilasciata a Radio Vaticana in cui ha spiegato che i matrimoni gay provocherebbero uno shock di civiltà...
Ora vale la pena di cercare di capire quale sia l'ideale di famiglia promosso da mons. Paglia nell'arco della sua attività pastorale tanto da meritargli il prestigioso incarico al Pontificio Consiglio e probabilmente la "berretta cardinalizia"...
Per avere lumi è sufficiente andare a leggere l'articolo di Sandro Magister pubblicato dopo la nomina di Mons. Paglia: "Sant'Egidio, una gran bella famiglia"  e al cui interno si trovano i link a precedenti articoli che riferiscono molto bene quale idea di famiglia sia stata promulgata dalla comunità di Sant'Egidio della quale tuttora il nostro è consigliere spirituale...
Sembra lecito chiedersi con quale coerenza Mons. Paglia sostiene un ideale di famiglia con padre e madre, dopo aver promosso per anni un ideale di matrimonio molto simile al remedium concupiscientiae con tanto di costrizione e manipolazione del consenso dei coniugi (con questa motivazione sono stati riconosciuti nulli dei matrimoni tra membri di Sant'Egidio -vedi sentenza-): 
Un altro punto che ha sollevato critiche riguarda il matrimonio. In comunità lo si celebra senza solennità, come un ripiego rispetto alla scelta celibataria, un «rimedio alla concupiscenza». I capi usano citare san Paolo: «Meglio sposarsi che ardere dal desiderio». Frequenti sono le separazioni e i divorzi. [Vita da Sant'Egidio di G.F. in Venticinque anni nella Comunità di Sant'Egidio. Un memoriale]
Sempre grazie agli articoli di Magister sappiamo che all'interno di Sant'Egidio si "consiglia" alle coppie sposate di non procreare:
Quanto ai figli, diverse coppie non ne hanno voluti generare. Hanno detto in ripetute occasioni i capi di Sant'Egidio all'inviato dell'"Espresso" che ne chiedeva la ragione: «Di fronte a tanti uomini e bambini abbandonati, non esiste solo la paternità di sangue. I nostri figli sono i poveri». Quando i figli sono presi in adozione o in affido, talora ad averli in cura è una "comune" di membri di Sant'Egidio, più che la singola coppia. [Vita da Sant'Egidio di G.F. in Venticinque anni nella Comunità di Sant'Egidio. Un memoriale]
Dunque Mons. Paglia dopo aver promosso ideali di famiglia eterodossi rispetto a quanto indicato dall'istituzione ecclesiale oggi si erge difensore dei bambini che devono crescere con un padre e una madre... Davvero una gran bella famiglia!
Prima di chiudere vorrei mettere in evidenza la considerazione con cui Magister chiude l'articolo "Sant'Egidio, una gran bella famiglia" :
Un’altra curiosità. Il fondatore e leader incontrastato della Comunità di Sant’Egidio,Andrea Riccardi, 62 anni, celibe, attuale ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione, ha nel governo italiano anche la delega a occuparsi dei problemi della famiglia.