martedì 11 novembre 2008

RINVIA, RINVIA, E ALLA FINE NULLA RIMARRA'

DON GELMINI: SI FERMA IL PROCESSO



Lo ha stabilito la Corte d'Appello di Perugia nell'ambito della procedura ricusazione del giudice avviata dai difensori dei tre imputati.

Si ferma l'udienza preliminare, davanti al gup di Terni, a carico di don Pierino Gelmini, accusato di molestie sessuali nei confronti di dieci ex ospiti della Comunita' incontro, e di due collaboratori del sacerdote, Giampaolo Nicolasi e Pierluigi La Rocca, che devono rispondere di favoreggiamento.
Lo ha deciso la Corte d'appello di Perugia nell'ambito della procedura di ricusazione del giudice avviata dai difensori dei tre imputati.
In particolare la Corte ha disposto la temporanea sospensione di ogni attivita' processuale. La prossima udienza era in programma il 4 dicembre, quando era previsto l'inizio dell'incidente probatorio disposto dal gup per ascoltare gli accusatori di don Gelmini. L'ex sacerdote ed i suoi collaboratori hanno sempre respinto ogni addebito.

venerdì 31 ottobre 2008

LA FORZA DELLA NON VIOLENZA- APPELLO ALL'ONDA DEGLI STUDENTI : NON REAGITE ALLE PROVOCAZIONI

Fino a dicei giorni fa sono stata una studente universitaria, la laurea appena acquisita non mi fa ritenere meno coinvolta o interessata alla devstante opera di distruzione del Ministro Gelmini. Ma gli incidenti di piazza Navona mi hanno pervaso di una profonda inquietudine, soprattutto perchè non credo sia solo una coincidenza questa intervista rilasciata da Francesco Cossiga, allora voglio lanciare un appello a tutti gli studenti: non cedete alle provocazioni, siate veri e innalzatevi a movimento non-violento, seppelite con una risata i facinorosi, isolateli, evitateli, quando fanno di tutto per provocare una vostra reazione sdraiatevi a terra e cantate, non dategli modo di giustificare interventi violenti.

Io ho un ricordo terribile: il 12 maggio 1977 nel corso di una manifestazione a Roma venne uccisa Giorgiana Masi, la sera al telegiornale un giornalista cercava di intervistare Francesco Cossiga, allora ministro degli interni, che era in compagnia di qualche altro ministro, e Cossiga si sottraeva alle domande continuando a ridacchiare con il compagno di merende... In quel riso ho sempre identificato il disprezzo e visto un insulto di gravità inaudita per una giovane di 19 anni, ora sappiamo che per il Presidente Francesco Cossiga quella e altre vite non avevano nessun valore, giovani uccisi per provocare e giustificare l'orrore che ne seguì.




Colleghi studenti, non permettete che accada di nuovo!!!

sabato 25 ottobre 2008

CONTRO NATURA

al festival della scienza DI GENOVA la rassegna «against nature?», proveniente da oslo

Cigni lesbo, maschi «drag queen»: mostra di animali gay con polemiche

Tam tam in rete, gruppi omo da tutta Europa. Perplesso il Forum delle Famiglie. Un prete-docente: i tabù provocano ignoranza


Due femmine di cigno: come le coppie eterosessuali, restano insieme per tutta la vita

GENOVA — I fenicotteri super- papà (coppie formate da due maschi che allevano un maggior numero di piccoli), le scimmie bonobo che risolvono ogni conflitto con incontri sessuali etero, omo, o di gruppo, le balene gay e le drag queen ovvero maschi di varie specie definiti «opportunisti» perché si presentano e si comportano vistosamente come femmine per evitare combattimenti. In una parola l'omosessualità fra gli animali. Al museo di Storia Naturale Doria di Genova la mostra «Against Nature?» iniziata un po' in sordina, come anticipo del Festival della Scienza, sta ora avendo grande successo. In particolare nella comunità gay.

Su altri fronti, invece, la mostra che è nel catalogo del Festival per scolaresche al di sopra dei 9 anni, suscita perplessità: «Non do alcun giudizio di valore sull'omosessualità ma come mamma — dice Anna Maria Panfili, avvocato, presidente ligure del Forum delle famiglie — i miei bambini non ce li porterei». Don Marino Bruno, docente in un liceo genovese, dà fiducia agli organizzatori del Festival: «Sono persone competenti e se giudicano la mostra visitabile dalle scolaresche presumo sia così. In ogni caso il tabù provoca ignoranza ed è bene che dell'omosessualità si parli apertamente. Molto dipenderà da come gli insegnanti sapranno condurre la visita». La mostra, inedita in Italia — proviene da Oslo — illustra comportamenti omosessuali in 1.500 specie animali, dagli invertebrati ai mammiferi.

Su Internet viaggia un appello dell'Arcigay di Genova: «Invitiamo tutti i comitati gay e tutte le associazioni Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, ndr) a visitarla. È un'occasione divertente di imparare e di vedere qualcosa che in Italia con difficoltà viene esposto». L'Arcigay si offre quindi «di accompagnare chiunque ci contatti» per visite guidate. La risposta è stata entusiasta. Visitatori sono arrivati anche da Londra. Franco Grillini, presidente onorario Arcigay ne è rimasto affascinato: «Altro che gay contro natura! Rispetto a ciò che riescono a fare certi animali noi siamo educande». Al museo non prevedevano questo tam-tam ma ne sono ben felici: «Oslo — spiega il curatore Giuliano Doria — aveva posto al Festival della Scienza, come condizione per prestarla, che la mostra fosse allestita in un museo di Storia Naturale e noi ci siamo offerti. E' il nostro contributo al tema della "diversità" scelto dal Festival quest'anno».

Quanto alla visita delle scolaresche Vittorio Bo, responsabile del Festival è deciso: «Nessuno scandalo. L'approccio all'argomento è scientifico. Non c'è nulla di osceno o di offensivo». Il visitatore viene accolto all'ingresso del Museo da due esemplari di cigno imbalsamati: sono due femmine. I cigni formano nella vita una sola fedelissima coppia e questo vale per coppie etero e omo. Passando dai pinguini reali (un maschio su cinque preferisce lo stesso sesso) ai giochi erotici dei trichechi (usano le pinne), i comportamenti sessuali vengono spiegati dagli etologi anche per la loro utilità: nei gruppi di scimpanzé o di lupi l'accoppiamento fra maschi diminuisce l'aggressività. Su tutto una citazione di Magnus Enquist, etologo dell'Università di Oslo: «Ci sono cose che vanno contro natura molto più dell'omosessualità — cose che soltanto gli umani riescono a fare — come avere una religione o dormire in pigiama».

Erika Dellacasa
25 ottobre 2008

venerdì 17 ottobre 2008

PER FARE FUTURO



Fare Futuro, fondazione di cultura politica, studi e analisi sociali, nei giorni scorsi a Roma ha presentato i risultati di una ricerca, condotta da Valentina Cardinali e realizzata insieme all'Istituto Piepoli: "Donne del Mediterraneo. L'integrazione possibile". Tale ricerca ha analizzato aspettative, opinioni, condizioni di integrazione degli immigrati provenienti dal bacino del Mediterraneo. In particolare la ricerca ha messo a fuoco il ruolo della donna, quale agente di integrazione, definendola l'opportunità attraverso cui passa la possibilità di conciliare culture.

L'immagine che ne esce è quella di una popolazione di immigrati che per il 92% ha una idea positiva del nostro Paese, quattro quinti di quanti sono inseriti nel mercato del lavoro non si sente discriminato, oltre la metà degli intervistati pensa di rimanere in Italia. Oltre il 70% degli intervistati ritiene che il rispetto delle leggi è la condizione fondamentale per facilitare il processo di integrazione. Le donne, in particolare le donne lavoratrici, sembrano le più entusiaste del nostro paese, dei nostri valori e delle nostre leggi. Le donne manifestano una maggiore propensione all'integrazione, non si percepiscono come un modello in contrapposizione con quello della donna italiana.

Quanto sopra è in sintesi il comunicato di presentazione di questa ricerca, in base a queste affermazioni sembrerebbe che non ci siano problemi legati alla presenza di cittadini stranieri in Italia, sono loro stessi ad affermarlo e non possiamo certo smentirli. Però chissà perché qualcosa non torna. Personalmente ho sempre diffidato delle statistiche, e quando i risultati sono troppo distanti dalla percezione più diffusa, ritengo sia importante approfondire.

La ricerca ha preso in esame gli immigrati dai paesi che affacciano sulle coste del Mediterraneo, non la totalità della popolazione immigrata; tra questi ha scelto di intervistare solo soggetti in regola con il permesso di soggiorno. Questo significa che si è preso in esame un campione rappresentativo di una minoranza del totale degli immigrati. Oltre a questo in nessuno dei comunicati stampa sono state rese pubbliche le modalità di raccolta dei dati, elemento non trascurabile considerando che la ricerca ha riguardato soggetti provenienti da quasi venti diverse nazioni, questo rende significativo sapere se è stato utilizzato un questionario scritto o se sono state fatte delle interviste, e in che lingua, se sono stati utilizzati dei mediatori oppure no. Ognuna di queste variabili può incidere significativamente sui risultati della statistica.

Leggendo tra le righe dei risultati possiamo dedurre che si tratti di immigrati presenti nel nostro territorio da un lungo periodo: hanno il permesso di soggiorno, sono inseriti nel contesto sociale e hanno una buona conoscenza della nostra lingua, perché tutto fa presupporre che la ricerca sia stata condotta in italiano. In questo senso il campione non può essere ritenuto rappresentativo dei tre milioni e mezzo di immigrati presenti in Italia al 31 dicembre 2008. Si tratta di un campione rappresentativo di quanti sono già integrati.

Personalmente vorrei che si facessero delle ricerche serie ad esempio sulle aspettative, opinioni, condizioni di integrazione che gli italiani nutrono nei confronti degli immigrati, del mediterraneo e non. Vorrei che si mettesse a fuoco il malessere diffuso nella nostra società che porta ad identificare lo straniero come causa di tutte le nostre paure: le nostre donne sono violentate solo dagli stranieri, i rom rapiscono i bambini, i rumeni rubano, ecc…

Vorrei che alcuni episodi inquietanti venissero interpretati come il sintomo del disagio che molti dei giovani italiani esperimentano nei confronti dello straniero, episodi come la ragazza albanese picchiata perché sull'autobus si è seduta nel posto "riservato" agli italiani, il cinese picchiato a Roma (tra l'altro in possesso di regolare permesso di soggiorno e contratto di lavoro), e il giovane italiano Abdul ucciso a Milano.

Potremo auspicare qualsiasi integrazione e compiacerci di pensare ad una realtà futura arricchita dalla presenza di tante nuove culture, ma se non siamo in grado o non vogliamo estirpare le radici del razzismo, non si potrà fare futuro.